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Tavola rotonda con dibattito sul tema: "Ex base Usaf di Monte Nardello: ipotesi di sviluppo territoriale"

Venerdì 14 agosto , in piazza Giuseppe Sgro, si è tenuta una tavola rotonda con dibattito dal titolo “Ex base Usaf di Monte Nardello: ipotesi di sviluppo territoriale”. L’incontro è stato organizzato dall'Associazione Culturale “Università della Terza Età (Area Grecanica) con la collaborazione del Comune di Roccaforte del Greco, della provincia di Reggio Calabria e dell'Ente Parco d'Aspromonte. Al dibattito sono intervenuti il Dott. Massimo Gurnari Presidente dell'Università della Terza Età ( Area Grecanica), il Prof. Ercole Nucera Sindaco del Comune di Roccaforte del Greco, l'Avv. Leo Autelitano Presidente del Parco d'Aspromonte, il Dott. Tommaso Macheda Presidente della Comunità Montana “Area Grecanica”, la prof.ssa Angela Mesiano Marino responsabile  del Planetario Pytagoras e il Prof. Alberto Giuffré dell'Associazione Aspromonte Liberamente. Nel corso del dibattito è stata evidenziata la situazione di abbandono in cui versa l'ex base "Usaf" di Monte Nardello costruita nel 1965  e non più utilizzata dal 1994 perché soppiantata dalle nuove tecnologie satellitari. Sono state illustrate le numerose iniziative volte a recuperare e riconvertire l'area dell'ex base militare. In conclusione i relatori hanno dato ampia disponibilità a sostenere il progetto proposto dal Comune di Roccaforte del Greco finalizzato all'istituzione di un Centro Astronomico.

 

Evoluzione demografica

Notizie utili

Coordinate geografiche 38° 3' 0? N, 15° 54' 0? E Superficie 54 Km2
Altidudine 971 s.l.m. Densità 12,3 ab./km²
Codice Istat 080066 Codice catasto B102 

Chiese e Monumenti


 

Chiesa dello Spirito Santo

La Chiesa dello Spirito Santo è stata costruita tra il 1930 e il 1934 dall'Anonima Costruzione edilizia diretta dall'ing. Vittorio Francescone. Progettista e direttore dei lavori fu l'ing. Ernesto Giardina. Per la sua realizzazione si prodigò moltissimo l'arciprete Domenico Spanò. Dal racconto di qualche anziano è emerso che il progetto della chiesa fosse stato realizzato per un altro paese ma che Don Spanò sfruttando un errore relativo alla denominazione del paese riuscì ad accaparrarselo. Sulla facciata con timpano, si notano una serie di lesene dotate di capitello composito. Il portale presenta un timpano a lunetta spezzato. L'interno è decorato da una serie di colonne di graniglia dotate di capitello. La parete dell'abside è caratterizzata da una balaustra e da tre finestre ad arco con vetri colorati. Sulla parte posteriore si trova un campanile sopraelevato. Sono custodite le statue di San Domenico, San Pio, S. Antonio da Padova, san Giuseppe, San Giovanni Bosco e della Madonna di Pletea.

 

 

 Chiesa di San Rocco

Edificata nel XVI secolo. In quel periodo l'altare era in muratura ordinaria  e il tabernacolo era piccolo; i  candelieri erano di legno argentato ed l'ombrello che copriva l'altare era di seta locale . Vi erano tre altari: del Carmelo, di S. Caterina, di S. Rocco  che sorgevano dentro piccole cappelle.La cappella del Carmelo era stata costruita per devozione di  Fonte Squillace il quale   vi aveva inserito anche un altarino con l'icona del Rosario. Quella di S. Caterina era mantenuta dalle famiglie Alagna e Squillace. Vi era un 'immagine assai vecchia di S. Caterina; ma la cappella era interdetta al culto e le messe per l'anima di Pompeo Squillace venivano celebrate all' altare maggiore. Di recente ristrutturata,  ha una struttura a capanna e all’interno ha unica navata con una grande volta. Sull’altare vi è una statua di marmo bianco  che raffigura la Madonna delle Grazie. La statua risale al 1600 ed appartiene alla scuola del Gagini. Sono custodite le Statue di San Rocco, del Sacro Cuore di Gesù e di Santa Lucia.

 

 Chiesa della Torre di Pletea

Fu edificata nel XII secolo in sostituzione di quella   adiacente il Convento basiliano. Nel 1462 venne data a Giovanni Gregorio de Bertrand morto il quale, venne affidata nel 1533 al cardinale Cristofaro Iacovacci. Successivamente  la  Chiesa di S. Maria di Pletea venne assegnata a Pietro Antonio Blanca. Nel 1570 venne affidata  a Pompeo Parisio. Successivamente  venne data  definitivamente ai canonici della cattedrale di Bova. Nel XVI secolo  diventò la cappella privata della famiglia Tripepi. La chiesetta ha una sola navata con piccola abside e il campanile  è a forma di vela.. Sopra la porta  è sistemato lo stemma della famiglia Tripepi   che sovrasta la data: D.D.T.B./1735. Sul paliotto dell’altare è fissato un piccolo stemma composto  a sinistra da dei grappoli d’uva, in alto  da tre stelle e una mano con un compasso mentre a destra  da una torre tra due alberi. Custodiva una particolare Madonna realizzata in legno  che ha dei capelli biondi e indossa un abito bianco. Attualmente la statua  è stata spostata presso la Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa dell’Assunta

Completamente ristrutturata  qualche decennio fa, presenta una struttura irregolare affiancata da un campanile cuspidato a base rettangolare. Nel 1859, per iniziativa dei Baroni Tripepi, il Vescovo Cappuccino Fra Dalmazio eresse a parrocchia autonoma la chiesa di Santa Maria Assunta dividendola da quella dello Spirito Santo di Roccaforte. Il Re Ferdinando II con una lettera firmata dal ministro Lanza confermò tale autonomia

 

Monumento ai caduti

Il Monumento ai caduti delle due grandi guerre  sorge  lungo la Via Provinciale.  Il numero  complessivo dei caduti  e dispersi durante le due guerre mondiali, riportati sulla lapide, è di 56 soldati . Costruito negli anni ottanta dall’amministrazione comunale , la scultura raffigura un fante, con fucile caricato sulle spalle, che regge un compagno d’armi colpito a morte. Ogni anno, il  4 novembre, si svolge la commemorazione ai caduti, per non dimenticare  chi sacrificò la sua vita per la Patria

 

 


 

Flora e fauna

La vegetazione e le specie di animali presenti nel  comune di Roccaforte del Greco  sono svariate poiché il suo territorio si estende  da 344 metri di altitudine fino a  1818 metri. La flora   è costituita nelle quote basse da estesi vigneti ed alberi da frutta. Particolarmente diffuse sono  le  colture  delle ciliegie, pere e mele. Salendo fino  ai mille metri di quota  si incontrano ulivi, castagni, ontani, querce e  molte varietà di piante spontanee tra cui la ginestra che  nei  mesi tra aprile e  luglio colora di un giallo sgargiante gli  scoscesi pendii. Fra i 1000 e 1800 metri, nella cosiddetta “montagna”, sono diffusi il pino laricio, l’abete e il faggio. Tra le piante sempreverdi  sono presenti il corbezzolo e il smilax aspera. Nei luoghi umidi si rinvengono specie rare e pregiate fra cui la splendida felce woodwardia radicans, la digitalis purpurea e la soldanella calabrella. Tra le varietà di fiori che crescono spontaneamente troviamo la viola calcarata, il dianthus rupicola (garofano delle rupi) e il cistus incantus. Il territorio di Roccaforte del Greco è ricco di fauna selvatica. Tra i mammiferi troviamo il cinghiale, il gatto selvatico, la volpe, la martora, il ghiro e una specie molto rara di scoiattolo dal pelo nero.  Nei boschi di d’alta quota  è presente  il lupo  e la rarissima aquila del Bonelli.  Le fronde degli alberi risuonano del canto di fringuelli, cince, scriccioli, picchi, merli, ghiandaie, gazze, allocchi, civette, barbagianni e gufi. Lungo le sponde dei torrenti, le cui acque ossigenate sono ancora popolate dalla trota fario e dall’anguilla, sono presenti la biscia d’acqua, il biacco e la biscia del collare

 


 

La diga sul Menta

Nel 1979 venne approvato il progetto relativo alla costruzione della diga sul Menta  da parte dell’Ufficio Acquedotti della Cassa per il Mezzogiorno e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Progettazione e direzione dei lavori furono affidati alla Electroconsult. Il costo dell’opera all’inizio era   di 53 miliardi e prevedeva la realizzazione di un bacino sul Menta di 18 milioni di metri cubi, e di altri due bacini sui torrenti Aposcipo e Ferraina. Successivamente il progetto venne ridimensionato, comprendendo per l’invaso e l’allaccio il solo bacino del Menta. Scopo del progetto era quello di risolvere il problema relativo all’approvvigionamento idrico  di Reggio Calabria mentre un terzo dell'acqua raccolta doveva essere utilizzata per  "usi industriali", tra i quali l'alimentazione di una centrale idroelettrica da costruire in località Cataforio (RC).  Per la realizzazione della diga sono stati disboscati 127 ettari ricadenti nel territorio del comune di Roccaforte del Greco. Dal 2001 sono rimaste in sospeso  le opere di completamento, tra le quali l’alloggiamento dei tubi nella galleria di adduzione, l’impianto di condotta forzata, la centrale idroelettrica, l’impianto di potabilizzazione dell’acqua, la dorsale di adduzione sino alla rete idrica cittadina. Il 16 marzo 2007 il Cipe ha approvato un finanziamento di altri  105 milioni di euro per il completamento dei lavori  che vanno ad aggiungersi ai 105 milioni di euro spesi in precedenza. I lavori di completamento dello schema idrico sono stati suddivisi in  5 lotti: opera di presa dall'invaso Menta, canalizzazione, condotta forzata, depuratori e centrale idroelettrica ed hanno avuto inizio  nella primavera del 2008. l'ente appaltante  è la Sorical. 


 Ex Base USAF

Nel 1965 in località Monte Nardello venne costruita la base USAF. Questa Stazione di comunicazione e deposito munizioni “creek cruiser” venne gestita dal Detachment 26, 2187th Comm. Group. Serviva ai militari USA per controllare i movimenti nel Mediterraneo ed era collegata ad altre installazioni situate nel resto dell’Italia. Fu abbandonata nel 1994 perché soppiantata dalle nuove tecnologie satellitari. Tuttora risulta in carico al Ministero della Difesa e affidata alla giurisdizione del XII° Stormo dell’Aeronautica militare italiana con base a Sigonella. Da alcuni   anni una rete di istituti scolastici della provincia di Reggio Calabria ha dato vita ad un progetto di educazione ambientale denominato «Aspromonte liberamente»; il progetto prevede il recupero funzionale dell'ex base militare Usaf per realizzarvi un laboratorio ambientale con annesso centro astronomico, un impianto di produzione di energia da fotovoltaico ed eolico, un centro per il monitoraggio e la mappatura di tutte le risorse idriche forestali ed ambientali Al progetto hanno già aderito l'Ente Parco Nazionale d'Aspromonte, la Società Astronomica Italiana, la provincia di Reggio Calabria, il comune di Roccaforte del Greco, l'Associazione Nazionale Libera di don Luigi Ciotti e l'Enea. Nel 2001 la Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici S.p.A aveva pubblicato, per conto del Ministero della difesa, un avviso di vendita che prevedeva come termine ultimo per la presentazione dell'offerta la data del 2 luglio 2001. In questo avviso  si faceva riferimento alla stazione di telecomunicazioni di Monte Nardello, consistente in 31 mila metri quadrati di terreno con sovrastanti strutture prefabbricate e manufatti per complessivi duemila metri quadrati, al prezzo base di un miliardo e 197 milioni. L’asta andò deserta anche perché  in data 14 giugno 2001 veniva pubblicata su Il quotidiano della Calabria la notizia secondo la quale ,  da documenti in possesso dell'ufficio demanio della Terza Regione aerea dell'Aeronautica militare,  risulterebbe che la proprietà del terreno dell'ex base militare Usaf appartenga al comune di Roccaforte del Greco, il quale ne aveva concesso l'esclusivo uso e non la vendita.

 


                                                                          Emigrazione

Il fenomeno emigratorio rappresentò anche per Roccaforte  uno dei processi sociali più rilevanti che si verificarono all’inizio del XX° secolo. Ad emigrare furono agricoltori, pastori, braccianti, muratori e manovali. Alcuni ritornavano dopo tre o quattro anni, altri tornavano per acquistare terre e ripartivano quasi subito mentre scarso era il rientro dei gruppi familiari emigrati. L’emigrazione fu prevalentemente transoceanica. Le nazioni che ospitarono la maggior parte degli immigrati , furono l’Argentina e gli Stati Uniti che divennero agli inizi del novecento il sogno di chi andava in cerca di fortuna. La crescita della popolazione roccafortese però non fu frenata dall’emigrazione perché  come si può facilmente verificare nonostante il massiccio esodo verificatosi dal 1900  sino al 1923 la popolazione globale  aumentò.  Il luogo che  ha accolto tantissimi aspiranti cittadini statunitensi è stato il porto di Ellis Island. Gli emigranti  all'arrivo dovevano esibire i documenti di viaggio con le informazioni della nave che li aveva portati a New York. Medici del Servizio Immigrazione controllavano brevemente ciascun emigrante. Chi superava questo primo esame, veniva poi accompagnato nella Sala dei Registri, dove erano attesi da ispettori che registravano nome, luogo di nascita, stato civile, luogo di destinazione, disponibilità di denaro, professione e precedenti penali. Per i ritenuti non idonei, c'era l'immediato reimbarco sulla stessa nave che li aveva portati negli Stati Uniti, la quale, in base alla legislazione americana, aveva l'obbligo di riportarli al porto di provenienza. Dal 1917, modifiche alle norme d'ingresso, limitarono i flussi immigratori. Di seguito vengono riportate le partenze da Roccaforte verso gli Stati Uniti dal 1903 sino al 1923.

 

Cognome

Nome

Anno di Partenza

Età

Cento

Antonio

1903

33

Martinelli

Paolo

1903

42

Nucera

Pietro

1903

45

Pangallo

Domenico

1903

29

Pangallo

Giuseppe

1903

28

Romeo

Fabiano

1903

22

Russo

Domenico

1903

17

Russo

Giovanni

1903

24

Russo

Alfonso

1903

24

Sergi

Antonino

1903

26

Sergi

Guerino

1903

21

Spanò

Felice

1903

17

Spanò

Pietro

1903

24

Spanò

Antonino

1903

27

Spanò

Rocco

1903

35

Velonà

Antonio

1903

38

Velonà

Pietro

1903

20

Velonà

Pietro

1903

28

Angelone

Francesco

1904

29

Angelone

G. Antonio

1904

34

Pangallo

F. Paolo

1904

37

Pangallo

Giuseppe

1904

20

Perpiglia

Antonino

1904

38

Angelone

Giuseppe

1905

20

Attinà

Leo

1905

41

Cento

Agostino

1905

25

Cento

Andrea

1905

34

Cento

Vincenzo

1905

23

Cento

Domenico

1905

42

Cento

Domenico

1905

42

Cento

Salvatore

1905

18

Gullì

Giuseppe

1905

17

Gullì

Vincenza

1905

23

Modaffari

Domenico

1905

19

Nucera

Rocco

1905

35

Palamara

Fortunato

1905

26

Palamara

Domenico

1905

44

Pangallo

Antonino

1905

27

Pangallo

Antonino

1905

34

Pangallo

Bruno

1905

26

Pitasi

Giuseppe

1905

28

Romeo

Antonino

1905

18

Romeo

Domenico

1905

27

Romeo

Francesco

1905

28

Romeo

Pietro

1905

31

Russo

Domenico

1905

27

Russo

Giuseppe

1905

20

Russo

Giuseppe

1905

25

Russo

Mario

1905

23

Sergi

Francesco

1905

18

Sergi

Pietro

1905

20

Sgrò

Domenico

1905

22

Sgrò

Francesco

1905

20

Sgrò

Francesco

1905

27

Sgrò

Carmelo

1905

18

Sgrò

Rocco

1905

24

Sgrò

Sebastiano

1905

28

Sgrò

Sebastiano

1905

28

Siviglia

Consolato Paolo

1905

27

Spanò

Antonino

1905

20

Spanò

Domenico

1905

24

Spanò

Pietro

1905

28

Spanò

Santo

1905

19

Spanò

Santo

1905

19

Spanò

Amedeo

1905

17

Velonà

Fortunato

1905

19

Angelone

      Giovanni Andrea

1906

29

Angelone

Giuseppe

1906

44

Angelone

Sebastiano

1906

24

Casile

Antonio

1906

35

Cassisi

Antonino

1906

23

Cento

Andrea

1906

42

Cento

Giuseppe

1906

42

Cento

Luigi

1906

41

Giordano

Giuseppe

1906

49

Gullì

Carmelo

1906

19

Iaria

Antonino

1906

19

Iaria

Francesco

1906

25

Iaria

Francesco

1906

25

Malgeri

Giuseppe

1906

29

Malgeri

Fortunato

1906

16

Malgeri

Tommaso

1906

46

Mesiano

Pietro

1906

20

Modaffari

Domenico

1906

33

Modafferi

Pasquale

1906

22

Nucera

Domenico

1906

33

Nucera

Giuseppe

1906

40

Palamara

Luigi

1906

24

Palamara

Rocco

1906

23

Pangallo

   Antonio Giuseppe

1906

40

Pangallo

Domenico

1906

31

Pangallo

Domenico

1906

36

Pangallo

Fortunato

1906

16

Pangallo

Francesco

1906

38

Pangallo

Franzio

1906

28

Pangallo

Giuseppe

1906

18

Romeo

Antonino

1906

21

Romeo

Domenico

1906

21

Romeo

Domenico

1906

41

Romeo

Francesco

1906

43

Romeo

Giovanni

1906

33

Russo

Giuseppe

1906

24

Russo

Pietro

1906

23

Russo

Paolo

1906

31

Sergi

Carmela

1906

24

Sergi

Domenico

1906

21

Sergi

Giuseppe

1906

23

Sgrò

Domenico

1906

44

Sgrò

Pasquale

1906

39

Spanò

Giuseppe

1906

18

Spanò

Giuseppe

1906

22

Spanò

Carmelo

1906

24

Angelone

Domenico

1907

33

Angelone

Francesco

1907

16

Angelone

Giuseppe

1907

21

Cento

Domenico

1907

44

Gullì

Domenico

1907

20

Iaria

Pietro

1907

18

Modaffari

Bennito

1907

19

Nucera

Salvatore

1907

14

Palamara

Giovanni

1907

41

Palamara

Marcantonio

1907

14

Pangallo

Domenico

1907

17

Pangallo

 

1907

33

Pangallo

Salvatore

1907

18

Romeo

Carmelo

1907

18

Romeo

Matteo

1907

49

Romeo

Pietro

1907

29

Romeo

Pietro

1907

23

Russo

Carmelo

1907

32

Sgrò

Carmela

1907

37

Sgrò

Domenico

1907

35

Sgrò

Marianna

1907

28

Siviglia

Fortunato

1907

45

Spanò

Pietro

1907

22

Cento

Sebastiano

1909

20

Cento

Francesco

1909

20

Cento

Paolo

1909

23

Maisano

Domenico

1909

38

Modafferi

Domenico

1909

36

Modafferi

Sebastiano

1909

25

Palamara

Fortunato

1909

30

Pitasi

Domenico

1909

29

Romeo

Antonino

1909

23

Romeo

Fabio

1909

38

Sergi

Antonio

1909

30

Sgrò

Antonina

1909

30

Siviglia

Carmela

1909

     1 e 10 m

Spanò

Giuseppe

1909

18

Velonà

Domenico

1909

18

Velonà

Paolo

1909

25

Angelone

Sebastiano

1910

28

Cento

Giuseppe

1910

15

Cento

Salvatore

1910

23

Gullì

Giuseppe

1910

22

Modafferi

Antonino

1910

21

Modafferi

Domenico

1910

24

Palamara

Giuseppe

1910

25

Palamara

Rocco

1910

28

Pangallo

Fortunato

1910

17

Pangallo

Fortunato

1910

16

Pangallo

Giuseppe

1910

43

Perpiglia

Paolo

1910

17

Pitasi

Bruno

1910

42

Pitasi

Rocco

1910

24

Romeo

Antonino

1910

22

Romeo

Antonino

1910

22

Romeo

    Domenico Antonio

1910

43

Romeo

Giovanni

1910

42

Siviglia

Domenico

1910

24

Spanò

Giuseppe

1910

23

Spanò

Pietro

1910

42

Spanò

Teodoro

1910

21

Falcomatà

Domenico

1911

33

Spanò

Domenico

1911

30

Spanò

Felice

1912

27

Angelone

Bruno

1913

14

Angelone

Francesco

1913

19

Angelone

Grazia

1913

16

Mesiano

Domenico

1913

22

Palamara

Domenico

1913

31

Palamara

Giovanni

1913

31

Palamara

Pietro

1913

27

Palamara

Pietro

1913

27

Pangallo

Domenico

1913

29

Pangallo

Pietro

1913

38

Pangallo

Pietro

1913

38

Pangallo

Teresa

1913

24

Romeo

Antonino

1913

27

Romeo

Carmelo

1913

22

Romeo

Carmelo

1913

18

Romeo

Domenico

1913

26

Romeo

Rocco

1913

18

Russo

Domenico

1913

27

Russo

Giuseppe

1913

61

Russo

Giovanni

1913

33

Sgrò

Francesco

1913

34

Spanò

Antonino

1913

19

Spanò

Domenico

1913

36

Spanò

Pietro

1913

28

Velonà

Antonia

1913

24

Velonà

Domenico

1913

64

Iaria

Antonino

1914

18

Mesiano

Antonio

1914

23

Sgrò

Domenico

1914

31

Spanò

Giuseppe

1914

27

Spanò

Antonina

1914

34

Palamara

Rocco

1915

32

Angelone

Francesco

1916

41

Cento

Giuseppa

1916

21

Siviglia

Giuseppa

1916

32

Pangallo

Sebastiano

1920

26

Sergi

Giuseppe

1920

35

Cento

Domenico

1921

23

Cogliandro

Pietro

1921

28

Maisano

Francesca

1921

64

Perpiglia

Rocco

1921

38

Sergi

Lorenza

1921

8

Sergi

Rocco

1921

9

Sgrò

Antonia

1921

19

Palamara

Luigi

1922

40

Sergi

Rocco

1922

21

Cento

Francesca

1923

14

Cento

Grazia

1923

12

Cento

Filomena

1923

10

Romeo

Giuseppa

1923

40

Romeo

Matteo

1923

23

 

 

 

 

Nel periodo tra le due guerre mondiali si registrò un aumento delle emigrazioni interne a causa delle restrizioni imposte dai grandi paesi transoceanici. Durante il regime fascista  forte fu il reclutamento di operai per l’Africa Orientale Italiana. Dopo la  fine della seconda guerra mondiale la disoccupazione a Roccaforte raggiunse delle cifre elevate. I capifamiglia disoccupati erano circa 400. Questo dato era particolarmente  grave perchè i disoccupati rappresentavano il 60% in rapporto alla popolazione attiva. Molti abbandonarono  la pastorizia per la mancanza di pascoli   causata  dal rimboschimento operato dall’Ispettorato Dipartimentale delle Foreste e per i miseri guadagni derivanti da tale attività. L'esodo migratorio riprese in maniera notevole dagli anni '50 in poi verso le grandi città della Pianura Padana, specialmente quelle industriali, dove si trovava facilmente occupazione meglio retribuita presso le industrie in quel periodo fiorenti. I luoghi scelti dai roccafortesi furono soprattutto Domodossola, La Spezia  e Milano. Contemporaneamente si svolse un'emigrazione massiccia verso i paesi più industrializzati d'Europa, maggiormente  Svizzera e Germania. Questo fenomeno portò   ad uno spopolamento dell’intero territorio di Roccaforte del Greco  e nel periodo tra il 1951 e il 1971 la popolazione passò da 1778 a 1377 abitanti. Dagli anni settanta in poi il flusso emigratorio non fu costituito solo da operai, manovali e muratori  in cerca di un futuro migliore ma  anche da giovani laureati e diplomati in cerca di occupazione adeguata al titolo di studio conseguito.  In questo  stesso periodo si verificò un fenomeno denominato “microemigrazione”, provocato  dalle crescenti aspettative riguardo la qualità della vita ( scuole superiori, problemi di salute, lavoro…..) , che costrinse alcuni abitanti ad abbandonare il paese natio per   trasferirsi soprattutto a Melito Porto Salvo e  a Reggio Calabria.  L’alluvione del 1972 contribuì in modo decisivo allo spopolamento pressoché totale della frazione Ghorio.

 


San Rocco         

l 16  Agosto si svolge la festa in onore di San Rocco. Intorno a mezzogiorno, subito dopo la funzione religiosa, la statua del Santo  viene trasferita dalla Chiesa di San Rocco , dove abitualmente è custodita, alla Chiesa dello Spirito Santo. Nel pomeriggio viene celebrata una Santa Messa alla fine della quale si procede con la processione della  statua  del Santo per le vie principali del paese. San Rocco venne proclamato patrono primario del paese intorno alla fine del 1500. Infatti, dagli atti della Visita Pastorale del vescovo di Bova, Mons. Contestabile, eseguita il 10 maggio 1670 emerge la presenza di  una vecchia statua di cartapesta del Santo.

I

Biografia di San Rocco

San Rocco nacque intorno al 1350. I suoi parenti , i Rocco, (di cui ha origine il suo nome) appartenevano a quella borghesia, arricchita nel commercio,che dirigeva, a quei tempi, la città. La madre del Santo era di origine lombarda, figlia, certamente, di qualche negoziante. Il padre e la madre di Rocco avevano per la Vergine una devozione particolare, la veneravano soprattutto sotto il nome di “ Madonna della Tavola”, il cui santuario attirava numerosi pellegrini, Rocco, ancora giovane, rimase orfano e  erede di una grossa fortuna la dispose per i poveri e per i malati che visitava con abnegazione negli ospizi della città. Libero di obblighi materiali, come pure di legami familiari  partì, dunque con lo spirito altrettanto lieto. Attraversò la Francia, passò le Alpi, vivendo, come pellegrino, dell’ospitalità degli abitanti ai quali, in ricambio , prodigava le sue cure amorevoli soprattutto per i più poveri di lui.In quel tempo il ritorno del Papa Urbano V a Roma fece rinascere nel mezzogiorno di Francia una corrente di pellegrinaggio verso al città di san Pietro. Del resto Urbano V, antico professore dell’Università di Montpellier, consacratore della cattedrale di San Pietro, ha dei titoli particolari per ridestare la venerazione degli abitanti di Montpellier. A piccole tappe San Rocco s’avvicinò a Roma, ma a Acquapendente fu  sorpreso dall’epidemia della peste.  Senza esitare, e malgrado l’ordine severo dall’amministratore dell’ospedale  che temeva per la salute del giovane pellegrino. Rocco curò i contagiosi: il male cominciò a indietreggiare e nel pubblico iniziò  a correre la voce che le sue mani facevano miracoli e, allorché in zona Acquafredda fu  liberata dal flagello. Rocco portò le sue cure e il suo  zelo generoso nella città di Cesena sulle rive dell’Adriatico, dove infieriva il morbo della peste. Il miracolo si produsse al contatto di questo giovane. Egli è interrogato sulla sua provenienza e la sua nascita, ma egli conserva il silenzio non avendo alcun desiderio, forse, di essere riconosciuto in una regione dove la famiglia di sua madre aveva le sue origini. Malgrado queste tappe caritatevoli che ritardavano il suo viaggio, Rocco nel 1368, arriva a Roma, meta iniziale del suo pellegrinaggio. Nella città santa, il sanatore, si fa onore di nuovo e ridona la salute ad un grande prelato, il cardinale Anglico de Grimoard. Questi, fratello di Urbano V, sarebbe stato marcato dal segno della Croce tracciato  dalle mani del Santo. Riconoscente il cardinale tiene Rocco presso di lui. Lo presenta al Papa il quale l’accoglie con grande piacere. Durante i tre anni Rocco soggiorna nella città di San Pietro dedicandosi sempre alle cure dei malati, poi riprende il cammino del ritorno. Raggiunto di nuovo il bordo dell’Adriatico il Santo si arresta a Rimini e di la va fino a Novara dove rimane per circa due mesi. Quà e là sono i bisogni dei malati  che lo ritengono e che guidano i suoi pellegrinaggi. Piacenza finalmente riceve la sua visita. Aimé! In questa città una dura prova l’attende . Dopo aver curato e guarito tanti sofferenti, il figlio di Montpellier, è attaccato dalla peste. Un grosso bubbone si forma sulla sua coscia, il dolore intenso lo fa gridare disperatamente e i suoi gridi e lamenti dolorosi incomodano i malati dell’ Ospedale, facendo dimenticare il bene e le cure che egli ha prodigato a tutti: è gettato nella strada, espulso e si trova in una completa miseria. Senza rammarico Rocco si nasconde in un bosco vicino; è là che il cane del Signore Gothard, uomo di carattere brutale e orgoglioso, lo scopre, così vuole la tradizione. Il cane ogni giorno, porta al Santo un grosso pezzo di pane. Intrigato, il signor Gothard, segue l’animale, trova il malato e, emozionato e preso di pietà,si converte. Dopo qualche tempo un Angelo viene a guarire il Santo. Questa è la leggenda e la tradizione vuole esplica la presenza dell’Angelo e del cane accanto a San Rocco in numerose statue e pitture che rappresentano il Santo. Guarito , il taumaturgo, riprende la via di ritorno verso il suo paese nativo. Nella regione del Lago Maggiore, alle porte della città d’Angerà, egli è arrestato come spia. Questo straniero che viene da Roma è considerato persona sospetta e come tale è trattato.  Dopo cinque anni di prigionia, San Rocco muore le 1379. L’abbagliante luce che inonda immediatamente la prigione fa presagire un mistero: si chiedono informazioni; uno zio, della parte di sua madre, riconosce, finalmente, l’identità dell’anonimo pellegrino e già i miracoli si moltiplicano. La fama di san Rocco si espande rapidamente nell’Italia del Nord. Venezia fa trasportare le preziose reliquie in città. Ma la sua patria d’origine e tutto il mezzogiorno della Francia venerano il suo nome fino al principio del XIV secolo. Nel 1439 al Concilio di Ferrara viene invocato San Rocco e, a questa invocazione, un grande miracolo si verifica: l’epidemia della peste sparisce! Questo miracolo contribuisce a divulgare il culto del Santo. Una pia tradizione degli abitanti di Montpellier traspone la prigionia d’Angera e fa morire San Rocco nella sua città natale: ma non è sufficiente, per la gloria della città di Guglielmo, che San Rocco ci sia nato ci abbia sviluppato il senso  e la sua vocazione di “Pellegrino dell’Assoluto”. Pellegrinaggio annuale: 16 agosto Apertura del Pozzo San Rocco distribuzione dell’acqua.

 

Fiumara Amendolea

 

La fiumara Amendolea nasce nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte e precisamente nella zona denominata Materazzelli ( m. 1720 s.l.m.) . Percorre il versante meridionale della provincia di Reggio Calabria per una lunghezza di 38,300 km con una pendenza media del 4,79%. Il suo principale affluente è il torrente Menta sul quale è stata costruita  una diga. Lungo l'alto corso della fiumara si trovano le cascate di Maesano  composte da tre salti di una quindicina di metri ciascuno. Nell'antichità  rappresentava il confine fra la Repubblica Locrese e la Repubblica Reggina. Gli antichi scrittori Strabone  e Tucidide  menzionarono la fiumara Amendolea,  chiamandola Alex  mentre Plinio il Vecchio  la chiamava  Kaikinos  precisando  che l’ultimo tratto di questo corso d’acqua era navigabile, “Amnes ibi navigabiles Caecinus...” Alcuni studiosi avanzarono l’ipotesi che l’Alex flumen corrispondeva alla parte interiore del torrente Amendolea mentre la parte superiore veniva chiamata Caecinos flumen. Cluverius nell’opera Italia Antiqua scrisse “Agrum locrensem ab Rhegino disterminabat Alex amnis, qui etiam Caecinus vulgo nun Alece dictus; medio ferme tractu inter Leucopetram et Herculis promontorium”. Nel 427/26 a. c. la flotta ateniese-reggina guidata da Lachète, dopo aver devastato le isole Eolie sbarcò presso la foce del fiume Alex  e impadronitasi di cinque navi pose l’assedio alla fortezza di Peripoli che riuscì ad occupare dopo un acre combattimento in cui circa mille nemici furono uccisi e oltre seicento fatti prigionieri. Nell’inverno seguente Lachète, sbarcando nuovamente presso il fiume Kaicino vinse e disarmò circa trecento Locresi comandati da Pirosseno di Capatone e l’anno appresso, sulla fine dell’inverno, i Locresi vinsero su  Pitodoro, succeduto a Lachète e si  ripresero la fortezza di Peripoli.  Strabone, segnalò che l’Alex scorreva in una valle profonda ed era  ricco di trote e anguille e riferì di un fenomeno strano  che riguardava   le cicale; quelle, infatti, che si trovavano sulla riva di Locri stridevano piuttosto rumorosamente, mentre le  altre non avevano alcuna voce; secondo Strabone la causa del fatto era  che una parte della regione era completamente ombrosa e le cicale aprivano molto poco le pellicole rugiadose delle ali mentre le altre, posizionate in una zona surriscaldata dal sole, avevano le pellicole aride ed emettevano  uno stridore infernale ». Diodoro Siculo, nel libro sulle imprese leggendarie degli antichi, tramanda altra causa di questo fatto: « Poiché, disse, Ercole era giunto nei territori dei Reggini e dei Locresi, e, stanco del cammino, si riposava, in­fastidito dallo strepito delle cicale, si dice pregasse gli dei di allontanarle da quel luogo; esaudita la preghiera, non solo allora, ma anche dopo non furono mai più trovate cicale in quei luoghi".

 

 

 

 


 PROGRAMMA COMPLETO FESTIVAL PALEARIZA "2010"

  Domenica 1
Pentedattilo di Melito
Almamegretta
Storica band dell'etno-dub italiano ed internazionale. Gli Alma hanno una lunga storia ed una serie di importanti esperienze che ne fanno, ancora oggi, una delle espressioni più importanti del panorama italiano
  Lunedi 2
Saline Joniche
di Montebello Jonico

Renata Mezenov
Una musicista straordinaria anche biograficamente. Di padre russo e di madre cubana, Renata propone un proprio originale discorso in solo che rispecchia la sua complessità artistica. Un concerto che merita tutto l'ascolto.
  Martedi 3
Staiti
Tirana Dream

Un gruppo che si distingue nel grande oceano della musica balcanica. Il valore strumentale ed il calore della voce conducono, come appunto il nome della band evoca, il sogno.
  Mercoledi 4
Chora tu Vua/Bova
Drum Mama Band
La grande madre della musica africana è la percussione. I Drum Mama propongono percussioni e spettacolo sovrapponendo in modo affascinante tamburi e performance circense.
 
                 
  Venerdi 6
Bagaladi
Noflaizon
Un gruppo dai mille volti musicali ricco di convincenti strumentisti. Una piacevole conferma nel grande mondo della world music
  Sabato 7
Palizzi
Mimmo Morello - Cinzia Villani e Suoni Rurali
Mimmo Morello è fra i giovani musicisti calabresi una certezza nella qualità della riscoperta del suono usu anticu.Segue la magnifica voce contadina della salentina Cinzia Villani accompagnata da un ruggente gruppo di pizziche e stornelli.
  Domenica 8
San Lorenzo
FIMM
Momento di punta per gli appassionati della musica irlandese. E' inoltre un gradito ritorno del magnifico quartetto femminile il cui concerto di Staiti qualche anno addietro era stato disturbato dalla pioggia. Un momento di ottima musica acustica.
  Lunedi 9
Gaddicianò
Gallicianò di Condofuri

Francesco
Loccisano Trio

Francesco Loccisano è un autentico virtuoso della chitarra che ha dedicato la propria vita artistica alla chitarra battente.Collaboratore di una serie infinita di grandi musicisti l'artista della Locride propone ora un suo percorso personale.
 
                 
  Martedi 10
Cardeto
Cantebballettu
Per molti anni si è ritenuta morta la danza tradizionale in Sicilia, altri hanno immaginato che fosse in fondo simile a quella calabrese. La profonda ricerca di Margherita Badalà sulla quale si basa questo spettacolo ci mostra un mondo musicale nuovo eppure antico. Uno spettacolo che non poteva mancare nella roccaforte della danza tradizionale dell'Aspromonte.
Bova Marina.
  Mercoledi 11
Chora tu Vua/Bova
Marvanza
Reggae Sound

Gruppo calabrese che con il loro reggae fuori dagli schemi e libero da vincoli urlano il loro appello sociale contro il disinteresse dello stato, insieme ad una visione ottimistica e allegra della vita. Un reggae pacifista e rivoluzionario al tempo stesso, che sottolinea l’importanza di far aprire gli occhi di fronte ai problemi quotidiani della nostra terra.
  Venerdi 13
Rochùdi/Roghudi Vecchio
Danilo Montenegro
Artista dalla carriera pluridecennale, forse il più titolato ad essere definito cantautore calabrese sulla base della musica etnica e del dialetto.
  Sabato 14
Jalò tu Vua/Bova Marina
Cinuria Riza
MUSICOFILIA, MEGALI ELLADA, TELA DI  RAGNO, EURITO, IRIZEMA
La Nuova Radice (Cinuria Riza) che cresce con la Vecchia Radice (Paleariza) musica,canti, ricerca e nuove generazioni della Calabria Greca.
 
                 
  Domenica 15
Chorìo tu Vunì
Chorìo di Roccaforte

Banda Corapi
Un gruppo di pura musica tradizionale calabrese che gravita intorno alla bella voce del suo band leader Domenico Micu Corapi. Il concerto mescola sapientemente suoni a ballu dell'Aspromonte e della Jonica e canzoni usu anticu
  Lunedi 16
Chora tu Vua/Bova
Grecia d'Occidente
a cura di
Valentino Santagati

Il consueto cuore culturale del festival con una serata di canzoni e suoni a ballo dalla Calabria Greca Chiude la festa il Ballu di lu Camiddu di Mimmo Vazzana accompagnato dalla Banda di Bova.
  Martedi 17
Lazzaro di Motta San Giovanni
Fanfara Populara
Un gradito ritorno dopo il travolgente concerto dello scorso anno a Roghudi Vecchio. Un organico di musicisti di tutto rispetto, uno spettacolo denso di qualità e di ironia.
  Mercoledi 18
Brancaleone Superiore
Kamafei
Una vera esplosione di energia salentina, un gruppo griko che tiene alta la bandiera della pizzica e della musica pugliese.
 
                 
  Giovedi 19
Prunella di Melito Porto Salvo
Unavantaluna
Il più interessante gruppo di musica tradizionale siciliana degli ultimi anni. Le voci e le timbriche ricamano sul virtuosismo del fiscalettu e della zampogna a paru. Imperdibile per gli appassionati del sound meridionale.
  Venerdi 20
Palizzi - Festa dei Catoi
Capone B'n'B
Dal grande universo musicale napoletano un artista ironico, coinvolgente, ricco di qualità. Pop, reggae, rock, etnica e molto altro si fondono in un unico crogiolo colorato. Il resto lo farà, si spera, il famoso vino di Palizzi.
  Sabato 21
Chora tu Vua/Bova
Antonio Infantino
Africa Unite

Un fantastico doppio concerto, un vero gran finale. Antonio Infantino è l'officiante magico, il gran maestro della tarantella meridionale da decenni. Lo segue il sound sia esotico che nostrano degli Africa Unite fra il reggae e l'Europa.
 

Tutti i concerti avranno inizio alle ore 22.30, tranne il 21 agosto alle 21,30.
Tutte le sere sarà attivo un punto info del festival
I servizi di ristorazione sono a cura delle comunità locali
Per info sui pernottamenti durante il festival: Agenzia Pucambù 347.30.46.799
Il suono a ballo è benvenuto! Alla fine dei concerti spazio libero per musicisti locali e non

 

 


                                      


 

 


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