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Le
origini
di Roccaforte del Greco affondano le radici in un tempo lontano tanto
da confondersi con la leggenda. Molti studiosi si sono occupati negli
anni di questo “lembo di terra” di Calabria conducendo ricerche
minuziose che hanno portato alla formulazione di tesi per lo più
contrapposte ma atte ad essere tutt'ora spunto per approfondimenti e
dibattiti. Nel tempo sono prevalse due tesi: quella “arcaista”
seconda la quale gli abitanti dell'area grecanica sono i discendenti
dei colonizzatori greci del periodo della Magna Grecia. Principale
sostenitore fu il glottologo tedesco G. Rohfls che nella prima parte
del secolo scorso soggiornò diverse volte a Roccaforte con il fine
di cercare sul campo tutto ciò che potesse ulteriormente comprovare
le sue tesi. Tra i sostenitori della tesi “bizantina” che
attribuisce le origini di Roccaforte e degli altri paesi dell'area
grecanica alla dominazione bizantina si possono enumerare Giuseppe
Morosi, Domenico Comparetti e Cesare Lombroso. A tutt'oggi non
esistono documenti certi e attendibili in grado di comprovare le
varie tesi circa le origini dell'antica civiltà greca. Comunque non
vi è alcun dubbio che le origini di Roccaforte siano collegate a
quelle dello Stato di Amendolea di cui La Rocca (antico nome di
Roccaforte) era casale. Lo Stato di Amendolea durante il periodo
medioevale fu al centro di un importante traffico commerciale e
militare, tra il versante occidentale ed orientale
dell'Aspromonte meridionale. Sino al 1444 fu sotto il dominio degli
Amendolea, successivamente il feudo venne ceduto ai Cardona, ai
Malda, agli Abenavoli a Sylva y Mendoza . Nel 1624 venne acquistato per
56.000 ducati dai Ruffo di Bagnara. Ultimo feudatario fu il Duca
Carlo Ruffo in quanto nel 1806 il feudalesimo fu abolito da parte di
Giuseppe Bonaparte. Con la legge del 19 gennaio 1807, i francesi ,
fecero di Roccaforte un’ "Università", nell'ambito del
cosiddetto governo di Bova.
Tale
ordinamento venne confermato quando, con decreto del 4 maggio 1811,
vennero istituiti i comuni ed i circondari, e quando con legge 1
maggio 1816 venne istituita la provincia di Reggio. Con Regio Decreto
n° 1795 dell’8 maggio del 1864 e su proposta del Consiglio
Comunale del 26/12/1863, il Comune assunse la denominazione di
"Roccaforte del Greco".
Anche le
costruzioni religiose come le abbazie sono state considerate un mezzo
ulteriore per collegare i resti di ciò che è stato alle
origini di Roccaforte. Le abbazie dell'Aghia Tradas e di S. Nicola
risalenti al periodo bizantino erano costruzioni chiuse da cinte
murarie abitate da monaci laici che offrivano soccorso e conforto a
chi percorreva i sentieri accidentati che caratterizzavano quei
luoghi. Essi si occupavano di rendere rigogliose le terre che
circondavano le abbazie importando anche nuove piante dall'Oriente. Con
l'istituzione della Commenda nel 1462, l'abbazia dell'Aghia
Tradas per volere di Pio II divenne fattoria agricola ed ebbe diversi
affidatari sino a che nel 1570 fu affidata ai canonici della
Cattedrale di Bova. La storia di Roccaforte è contrassegnata nel
tempo da tutta una serie di avvenimenti quali alluvioni, carestie,
siccità e malattie che pur provocando dolore e sofferenza non hanno mai
indebolito lo spirito dei suoi abitanti. Basti pensare alle calamità
che si verificarono nella prima parte del 1600, ai
terremoti del 1873 e del 1908 che provocarono molte vittime e
gravissimi danni. Un altro aspetto che ha caratterizzato la storia di
questo piccolo centro aspromontano è stato il fenomeno
dell'emigrazione. Difatti molti sono stati i giovani che spinti dalle
difficoltà economiche hanno affrontato lunghi viaggi per giungere
nei primi anni del 900 sino agli Stati Uniti o in Argentina. L'esodo
migratorio riprese in maniera notevole dagli anni '50 in poi verso le
grandi città della Pianura Padana, specialmente quelle industriali,
dove si trovava facilmente occupazione meglio retribuita presso le
industrie in quel periodo fiorenti. Dagli anni settanta in poi il
flusso emigratorio non fu costituito solo da operai, manovali e
muratori in cerca di un futuro migliore ma anche da giovani
laureati e diplomati in cerca di occupazione adeguata al titolo di
studio conseguito. L’alluvione del 1972 contribuì in modo decisivo
allo spopolamento pressoché totale della frazione Ghorio. Dagli anni
90 si sta verificando un costante svuotamento demografico provocato
dalle crescenti aspettative riguardo la qualità della
vita ( scuole superiori, problemi di salute, lavoro…..) In
quest’ultimo periodo tante iniziative sono nate con lo scopo di
tutelare la lingua e la cultura grecanica che rischiano altrimenti
di scomparire insieme al paese. Questo rifiorire di interesse per
un’area geografica a lungo dimenticata ed emarginata rappresenta
forse l’ultima occasione per favorire un’inversione di tendenza a
livello economico e sociale .
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