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Storia e cultura

LA FIUMARA AMENDOLEA                   

La fiumara Amendolea nasce nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte e  precisamente nella zona denominata Materazzelli ( m. 1720 s.l.m.) . 

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L'EMIGRAZIONE                                                            

Il fenomeno emigratorio rappresentò anche per Roccaforte  uno dei processi sociali più rilevanti che si verificarono all’inizio del XX° secolo.

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LA FLORA E LA FAUNA

La notevole diversità di ambienti presenti nel territorio di Roccaforte del Greco assicura una flora assai ricca e varia.

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LA DIGA SUL MENTA

Nel 1979 venne approvato il progetto relativo alla costruzione della diga sul Menta  da parte della Casmez e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

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LA FESTA DEL SANTO PATRONO

Il 16  Agosto si svolge la festa in onore di San Rocco. Intorno a mezzogiorno, subito dopo la funzione religiosa, la statua del Santo  viene trasferita dalla Chiesa di San Rocco, dove abitualmente è custodita, alla Chiesa dello Spirito Santo.

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ANTICHE MIGRAZIONI

Le origini di Roccaforte e degli altri paesi della Calabria greca sono molto controverse. Esistono molte tesi  contrapposte che fanno risalire la radice ellenica a momenti storici differenti. Le principali tesi collocherebbero le origini nel periodo della Magna Grecia o nel periodo bizantino. Molti sono stati gli studiosi che si sono interessati alle origini e alla questione linguistica dei greci di Calabria.

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REGGIO CALABRIA- “Kairòs, Parole e speranze”, poesie di Pietro Sgrò, Iiriti editore. Sic et simpliciter. È domenica ( 7 aprile 2013). Carovane di turisti nostrani, si arrampicano verso Gambarie d’Aspromonte al primo timido sole di primavera; e dalle prospicienti colline, mirano ed ammirano il Mongibello inghirlandato di bianche soavità; altri, sciamano sul più bel chilometro d’Italia, tanto per strappare la battuta al leggendario Gabriele D’Annunzio; il Lungomare “Italo Falcomatà”: a piedi, in bici od al traino dei loro marmocchi in carrozzella e passeggino. Ma una corposa rappresentanza, che di buon mattino ha già soddisfatto le esigenze collegate alla Santa Messa domenicale, ha diretto i suoi passi, verso Via Caserma Borrace,  sede del Consiglio Regionale, intitolato a Tommaso Campanella, filosofo, teologo, poeta e frate domenicano originario di Stilo (rc)…  “ Io nacqui a debellar tre mali estremi; / tirannide, sofismi, ipocrisia […] / Carestie, guerre, pesti, invidia, inganno, / ingiustizia, lussuria, accidia, segno / tutti a que' tre gran mali sottostanno / che nel cieco amor proprio, figlio degno / d'ignoranza, radice e fomento hanno. “; aula “Giuditta Levato”.

Con largo anticipo arrivano, alla chetichella, il poeta, Pietro Sgrò, felice e spensierato come un fanciullo, dietro l’aquilone sbatacchiato dal vento bizzoso e Luigi Palamara; moderatore e galvanizzatore della manifestazione. Poi, arriva il “professore”, dottor Franco Arillotta, storico reggino, ispettore archivistico onorario, componente della deputazione di Storia Patria della Calabria. Una delle massime espressioni a livello culturale del nostro Paese, che tuttavia ha raccolto poco rispetto al carisma ed al talento. Beati monoculi in terra caecorum! Docente di Storia e Cultura della Calabria presso l’Università Mediterranea, che, (afferma anche Valentina nel suo servizio), sul libro si è espresso in questi termini «non sono molto pratico di poesia, sono più legato ai fatti. La poesia è l’espressione massima dello spirito. Quando l’amico Pietro, mi ha dato questo libro per parlarne, io l’ho accettato volentieri e non ho sbagliato, perché ho ritrovato un antico sapere, un’antica maniera di essere, oltre ad un grande legame con la cultura greca. La poesia, se vuole essere tale, deve ritrovarsi in ciò che è accaduto, nel passato. In questa poesia, ritrovo il passato, ciò che è accaduto. La poesia è espressione del poeta, è un gesto d’amore, è offrire se stessi agli altri». Parlando poi dello stile e delle tematiche delle poesie, il professore ha notato come ci sia un ritorno all’antico e all’umanità «in molte poesie mancano gli articoli, li elimina, li soffoca, li uccide, però la poesia rimane leggibile. Questa poesia diviene quello che era in origine. Ho riscontrato tre elementi che accomunano le poesie:il piede, ossia la maniera con la quale i grandi attori leggevano e recitavano poesie; poi vi sono poesie per tutti: per gli alpini, per Giovanni Paolo II, poesie sui lager nazisti, che utilizza come messaggio ai giovani, a chi non sa le atrocità della guerra. Infine, Kairós, è la ripresa della cultura greca, di quello che i greci hanno portato in mezzo a noi».

Tante le poesie recitate, accompagnate da sottofondo musicale e dal sassofono: “L’ultimo concerto”, “Lucciole”, “Il pianto delle rotaie” recitate da Enzo De Liguoro che assieme a Simone Squillace, hanno unito rap alla poesia, cantando e recitando la poesia “Clochard '84”; e poi ancora “Quanto m’amasti”, recitata da Francesca Lazzaro e Daniela D’Agostino, e in conclusione due poesie dedicate ad Alda Merini, che il poeta ha avuto modo di conoscere: “La sua voce” e “Sola con il mio intimo”.
Sebbene l’autore, sia un uomo di poche parole, le sue poesie sono momenti di vita, perché come lui stesso ha detto… “Sono le persone che ci circondano a costruire la nostra vita e quindi le poesie». Poesie che rimangono impresse sul foglio e parole che bisogna imprimere, perché la vita è un attimo che vola via, è un Kairós. All’ambone il “sacerdote di Apollo”, Enzo De Liguoro, maestoso come Femio; intrattiene l’uditorio, che si lascia ammaliare meglio del canto delle sirene, dalla sua mimica ad effetto degna del “Moonwalk"; ovvero "Camminata sulla Luna", portato sul palco da Michael Jackson, sebbene  il copy righter, sia Marcel Marceau. Uno sketch ad effetto, che ha conferito un tocco magico di classe alla rappresentazione poetica. Senza nulla togliere ai due personaggi “roccalori” Pietro Sgrò il vate e Luigi Palamara  pronto a selezionare le liriche, con l’abilità del “disc-jockey”. Novelli  attori protagonisti della poesia e del giornalismo.

Last but not least del movimento culturale post moderno; una sorta di cultura underground; sulla scia della cultura beat, del movimento studentesco e del movimento hippy. Quasi, una controcultura tesa a denunciare problemi politici, difficoltà economiche e disagi sociali in un clima di generale contestazione politica. Una coreografia mitologica incredibile. Un transfert olimpico. Le muse, devono aver abbandonato il Parnaso, dove amavano suonare, cantare e danzare per il dio Apollo, tra gli alberi a loro consacrati, l'alloro e le palme e  Pègaso, il cavallo alato a loro servizio;  il monte Pindo ed il monte Elicona. Si erano materializzate là, sotto la gigantografia di Giuditta, anche Callìope, dalla bella voce, la musa della poesia epica ed Eràto, che provoca desiderio, la musa della poesia lirica, soprattutto quella dell'amore,  il capo coronato da mirti e rose. Ma anche le “Grazie, Eufrosine, Aglaia e Talia”, leggiadre fanciulle, che parevano scolpite dal nuovo Fidia, alias il marchese Antonio Canova; che hanno portato… la civiltà fra uomini prima di allora rozzi e incivili. Una location diversa, rispetto alle frettolose, austere e rigide rappresentazioni poetiche; una nuova moda per la presentation di liriche. Roccaforte, uno dei paesi più impervii ed affascinanti dell’Aspromonte, diventa per un giorno l’omphalos, l’ombelico del mondo. Il tempio di Apollo delfico, era il più importante di tutto il mondo greco, per questo l'omphalos indicava che Delfi, col suo santuario, era il centro del mondo, il suo ombelico.
Pietro Sgrò, nasce a Roccaforte del Greco l’8 giugno del 1961, studente anche del Liceo Scientifico “Volta “ di Reggio Calabria e dell’Università di Perugia. Nei versi di Pietro Sgrò, c’è la poesia mistico-religiosa, ma anche quella epica. Versi dedicata alla terra materna. A quel “Vunì” adagiato sulla rocca eterna. Un poemetto di un centinaio di paginette, che va letto e riletto,  perché ogni volta, entrano piano piano nell’anima ed alloggiano: l’amore, la dignità, lo sdegno, l’affetto, la memoria per i luoghi ed i personaggi sacri e così via.

Domenico Salvatore

Fonte www.mnews.it

http://www.mnews.it/2013/04/pietro-sgro-il-poeta-di-roccaforte-del.html

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