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Storia e cultura

LA FIUMARA AMENDOLEA                   

La fiumara Amendolea nasce nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte e  precisamente nella zona denominata Materazzelli ( m. 1720 s.l.m.) . 

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L'EMIGRAZIONE                                                            

Il fenomeno emigratorio rappresentò anche per Roccaforte  uno dei processi sociali più rilevanti che si verificarono all’inizio del XX° secolo.

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LA FLORA E LA FAUNA

La notevole diversità di ambienti presenti nel territorio di Roccaforte del Greco assicura una flora assai ricca e varia.

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LA DIGA SUL MENTA

Nel 1979 venne approvato il progetto relativo alla costruzione della diga sul Menta  da parte della Casmez e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

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LA FESTA DEL SANTO PATRONO

Il 16  Agosto si svolge la festa in onore di San Rocco. Intorno a mezzogiorno, subito dopo la funzione religiosa, la statua del Santo  viene trasferita dalla Chiesa di San Rocco, dove abitualmente è custodita, alla Chiesa dello Spirito Santo.

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ANTICHE MIGRAZIONI

Le origini di Roccaforte e degli altri paesi della Calabria greca sono molto controverse. Esistono molte tesi  contrapposte che fanno risalire la radice ellenica a momenti storici differenti. Le principali tesi collocherebbero le origini nel periodo della Magna Grecia o nel periodo bizantino. Molti sono stati gli studiosi che si sono interessati alle origini e alla questione linguistica dei greci di Calabria.

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Si svolgerà il 2 giugno 2013 alle ore 11.00 a Reggio Calabria presso Piazza Italia la cerimonia di consegna della medaglia d’onore a Guido Sergi, cittadino di Roccaforte del Greco, deportato nei lager nazisti e destinato al lavoro coatto per l’economia di guerra  nell’ultimo conflitto mondiale. La medaglia verrà consegnata al figlio Dott. Antonino. L’importante manifestazione si presta ad una profonda riflessione sui crimini e le sofferenze subite da quanti hanno opposto un netto rifiuto a servire l'esercito nazi-fascista pur sapendo di mettere a rischio la propria vita.

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Guido Sergi, fu Antonino e fu Adelaide Angelone, nato a Roccaforte del Greco (RC) il 13/09/1917; terzo di quattro fratelli (Marco, Alberto e Silvio)

Dopo il servizio di leva conclusosi il 5/07/1937 è stato richiamato alle armi il 1° settembre 1938 e assegnato il giorno successivo alla DECIMA COMPAGNIA SANITÀ;

Trattenuto alle armi l’1/3/1940 (Circolare n. 40001, del Ministero della Guerra Ispettorato Generale leva sottufficiali e truppa);

Assegnato al 524° Ospedale da Campo in data 27/11/1940;

Partito per l’Albania ed imbarcatosi a Bari il 2/12/1940;

 

Sbarcato a Durazzo il 4/12/1940 e rimasto col 524° Ospedale da Campo Mobilitato fino al 20/07/1941;

Imbarcatosi da Durazzo il 21/07/1941, sbarcato a Cattaro (Montenegro)

Ha partecipato alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera Greco-Albanese col 524° ospedale da Campo e con tale reparto alle operazioni di guerra nei Balcani dal 22/07/1941 all’8/09/1943;

Fatto prigioniero dalle FF.AA. tedesche l’8/09/1943 nei pressi di Ragusa (Dubrovnik) Croazia e condotto a Meppen e qui adibito allo sgombro di macerie, al ripristino delle linee ferrate e nelle cave di pietra.

Nel ricordare quel periodo di vita diceva “Non so come sono ancora vivo per quello che ho passato”. Poche parole che esprimevano compiutamente la tragica realtà vissuta e rimanevano impressi come macigni in coloro che lo ascoltavano.

Liberato dagli americani l’11/03/1945;

Arrivato a Wiehl il 21/07/1945; partito il 04/09/1945;

Giunto al Campo di transito 04/09/1945

Imbarcato per l’Italia 5/09/1945,

Varcata la frontiera il 10/09/1945, ore 15,35;

Arrivato al Distretto Militare di Reggio Calabria il 18/09/1945 è stato inviato in licenza straordinaria di rimpatrio con assegni per sessanta giorni.

Si parte, FINALMENTE, per Roccaforte del Greco,

Rientrato dalla suddetta licenza il 18/11/1945 è stato collocato, stessa data, in CONGEDO ILLIMITATO.

Dalla guerra non fa più ritorno il fratello Silvio, assegnato alla 65^ Squadra panettieri Div. Torino. Il Distretto Militare di Reggio Calabria redige, in data 20/02/1948 il verbale di irreperibilità.

Il fratello Alberto Andrea, ha partecipato con il I reggimento dei Bersaglieri, alle operazioni di guerra alla frontiera greco albanese dall'11/11/1940 al 29/05/1941 (giorno della liberazione dalla prigionia).

Tributo pagato dalla famiglia Sergi all’amore di Patria.

A Roccaforte, al ritorno dalla guerra, Guido e i due fratelli Alberto Andrea e Marco si trovarono ad affrontare le gravi situazioni economiche, derivanti dalla morte di entrambi i genitori ( avvenuta a distanza di otto mesi l’una dall'altra, quando il più grande dei figli aveva 16 anni), ed accentuate dal difficile contesto post guerra.

Alle vicissitudini della guerra e familiari si aggiunse l’alluvione del 21/10/1953 che ha colpito anche Roccaforte del Greco. Come alluvionato, insieme a tanti altri, parte per raggiungere il Centro Raccolta Profughi di Roi Pineta (L’aquila). Altre sofferenze, ma sempre affrontate con coraggio e onestà tanto da guadagnarsi, durante la permanenza al campo dal 19 dicembre 1953 al 6 maggio 1954, la certificazione di lodevole servizio in qualità di vice capo cuoco.

Si ritorna, nuovamente, al “Paesello” per riprendere l’attività abbandonata, lavoro, lavoro tanto lavoro.

È giunta anche l’ora del matrimonio, si sposa con Antonia Modaffari in data 16/04/1956. Il 7/04/1957 nascita del figlio Antonino. Altro figlio, Sebastiano, è morto alla nascita.

Grande instancabile lavoratore. Agricoltore per passione, ma anche operaio, muratore, calzolaio, carpentiere, cuoco, macellaio adattandosi a tutte le necessità. Ha portato avanti la famiglia con integerrima onestà, con semplicità e rispettando tutti, ma nello stesso tempo facendosi rispettare.

Dal 1° aprile 1978 anche l’unico figlio parte per motivi di lavoro e si trasferisce in provincia di Bergamo;

Accetta ed anzi incoraggia, a differenza della moglie, la partenza del figlio dicendogli: “Vai tranquillo, erano molto più brutte le mie partenze, tu non stai andando in guerra.”.

Quando per telefono gli comunicava che non sarebbe rientrato per Natale la sua risposta era: “Viene quando puoi, quando vieni per noi è sempre Natale”. Poche sagge parole che davano infinito coraggio.

Gli anni passavano e lui imperterrito continuava a dedicarsi sempre con passione all’agricoltura, sostenuto nelle sue fatiche dalla moglie.

Unico divertimento che si concedeva l’immancabile partita a carte con parenti ed amici.

Nel 1988 gravi problemi di salute sottoposto a intervento chirurgico per asportazione carcinoma del sigma e un secondo intervento nel 1990 in seguito al quale è stato stomizzato.

Al chirurgo al momento delle dimissioni una sola domanda. “Dottore del lavoro mi devo fare nemico?” Risposta: “No, potete continuare come prima”.

Per lui è stata la migliore medicina.

Questo era l’uomo Guido Sergi a 73 anni si preoccupava di non farsi nemico del lavoro.

Per lui la vita aveva un senso se si poteva lavorare ed essere attivi altrimenti diceva: “Meglio morire”. In questo il Signore l’ha accontentato.

Con grande coraggio e con la tempra di chi ha sofferto di tutto, ha ripreso, quello che ormai era divenuto, come lui lo definiva, “un passatempo”, a coltivarsi l’orticello e la vigna vicino casa, ormai i terreni lontani erano completamente abbandonati.

Continua così la sua vita fino a quando in seguito al matrimonio del figlio alla sua sistemazione a Reggio Calabria (05/09/1992) un giorno lo chiama e gli dice: “Nino, adesso che ti sei sposato e sistemato a Reggio anche noi possiamo venircene, a una condizione dobbiamo comprare casa, perché io in casa d’affitto non ci vengo, sono stato sempre proprietario di case e terreni e se mi sposto chiudo definitivamente con Roccaforte e non ci voglio più tornare”.

Detto fatto, il figlio si mette in cerca in cerca di un appartamento e nel mese di luglio 1993 lo acquista. Dopo pochi mesi, dicembre, trasferimento a Reggio Calabria.

Nuova vita, nuove abitudini e un’altra delle sue affermazioni “Adesso sono in ferie”.

La sua massima felicità è stata l’essere diventato nonno il 7/06/1996 con la nascita di Guido e poi con quella di Cristina, 11/02/2003.

Altra grave malattia si presentò nel 2004: carcinoma squamoso nell’orecchio sinistro.

Ha affrontato con coraggio tutte le cure del caso e continuato la sua vita tranquilla dedicandosi alla famiglia e soprattutto ai nipotini ai quali, come aveva fatto con il figlio, raccontava tutti gli episodi della sua vita militare ripetendole tante e tante volte, perché nella sua mente erano rimaste solo le cose passate, della quotidianità non ricordava nulla dopo pochi minuti.

Negli ultimi anni segnati dalle malattie, è stato sempre di più accudito, dalla meravigliosa moglie, come se fosse un bambino e ciò gli ha permesso senz’altro di vivere più a lungo.

E per come ha vissuto in umiltà e in semplicità il 12/07/2010 lascia questo mondo.

E con lui ha finito di vivere il 2/05/2011 anche la moglie, che non ha avuto la forza di reagire alla perdita del marito.

 

FIGLIO ORGOGLIOSO DEI GENITORI AVUTI

Antonino

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