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Storia e cultura

LA FIUMARA AMENDOLEA                   

La fiumara Amendolea nasce nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte e  precisamente nella zona denominata Materazzelli ( m. 1720 s.l.m.) . 

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L'EMIGRAZIONE                                                            

Il fenomeno emigratorio rappresentò anche per Roccaforte  uno dei processi sociali più rilevanti che si verificarono all’inizio del XX° secolo.

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LA FLORA E LA FAUNA

La notevole diversità di ambienti presenti nel territorio di Roccaforte del Greco assicura una flora assai ricca e varia.

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LA DIGA SUL MENTA

Nel 1979 venne approvato il progetto relativo alla costruzione della diga sul Menta  da parte della Casmez e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

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LA FESTA DEL SANTO PATRONO

Il 16  Agosto si svolge la festa in onore di San Rocco. Intorno a mezzogiorno, subito dopo la funzione religiosa, la statua del Santo  viene trasferita dalla Chiesa di San Rocco, dove abitualmente è custodita, alla Chiesa dello Spirito Santo.

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ANTICHE MIGRAZIONI

Le origini di Roccaforte e degli altri paesi della Calabria greca sono molto controverse. Esistono molte tesi  contrapposte che fanno risalire la radice ellenica a momenti storici differenti. Le principali tesi collocherebbero le origini nel periodo della Magna Grecia o nel periodo bizantino. Molti sono stati gli studiosi che si sono interessati alle origini e alla questione linguistica dei greci di Calabria.

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LA FIUMARA AMENDOLEA                   

La fiumara Amendolea nasce nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte e  precisamente nella zona denominata Materazzelli ( m. 1720 s.l.m.) . 

Percorre il versante meridionale della provincia di Reggio Calabria per una lunghezza di 38,300 km con una pendenza media del 4,79%.Il suo principale affluente è il torrente Menta sul quale è stata costruita  una diga. Lungo l'alto corso della fiumara si trovano le cascate di Maesano  composte da tre salti di una quindicina di metri ciascuno. Nell'antichità  rappresentava il confine fra la Repubblica Locrese e la Repubblica Reggina. Gli antichi scrittori Strabone  e Tucidide  menzionarono la fiumara Amendolea,  chiamandola Alex  mentre Plinio il Vecchio  la chiamava  Kaikinos  precisando  che l’ultimo tratto di questo corso d’acqua era navigabile, “Amnes ibi navigabiles Caecinus...” Alcuni studiosi avanzarono l’ipotesi che l’Alex flumen corrispondeva alla parte interiore del torrente Amendolea mentre la parte superiore veniva chiamata Caecinos flumen. Cluverius nell’opera Italia Antiqua scrisse “Agrum locrensem ab Rhegino disterminabat Alex amnis, qui etiam Caecinus vulgo nun Alece dictus; medio ferme tractu inter Leucopetram et Herculis promontorium”. Nel 427/26 a. c. la flotta ateniese-reggina guidata da Lachète, dopo aver devastato le isole Eolie sbarcò presso la foce del fiume Alex  e impadronitasi di cinque navi pose l’assedio alla fortezza di Peripoli che riuscì ad occupare dopo un acre combattimento in cui circa mille nemici furono uccisi e oltre seicento fatti prigionieri. Nell’inverno seguente Lachète, sbarcando nuovamente presso il fiume Kaicino vinse e disarmò circa trecento Locresi comandati da Pirosseno di Capatone e l’anno appresso, sulla fine dell’inverno, i Locresi vinsero su  Pitodoro, succeduto a Lachète e si  ripresero la fortezza di Peripoli.  Strabone, segnalò che l’Alex scorreva in una valle profonda ed era  ricco di trote e anguille e riferì di un fenomeno strano  che riguardava   le cicale; quelle, infatti, che si trovavano sulla riva di Locri stridevano piuttosto rumorosamente, mentre le  altre non avevano alcuna voce; secondo Strabone la causa del fatto era  che una parte della regione era completamente ombrosa e le cicale aprivano molto poco le pellicole rugiadose delle ali mentre le altre, posizionate in una zona surriscaldata dal sole, avevano le pellicole aride ed emettevano  uno stridore infernale ». Diodoro Siculo, nel libro sulle imprese leggendarie degli antichi, tramanda altra causa di questo fatto: « Poiché, disse, Ercole era giunto nei territori dei Reggini e dei Locresi, e, stanco del cammino, si riposava, in­fastidito dallo strepito delle cicale, si dice pregasse gli dei di allontanarle da quel luogo; esaudita la preghiera, non solo allora, ma anche dopo non furono mai più trovate cicale in quei luoghi".

 Articolo scritto da Francesco Palamara

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