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Storia e cultura

LA FIUMARA AMENDOLEA                   

La fiumara Amendolea nasce nel cuore del Parco Nazionale dell'Aspromonte e  precisamente nella zona denominata Materazzelli ( m. 1720 s.l.m.) . 

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L'EMIGRAZIONE                                                            

Il fenomeno emigratorio rappresentò anche per Roccaforte  uno dei processi sociali più rilevanti che si verificarono all’inizio del XX° secolo.

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LA FLORA E LA FAUNA

La notevole diversità di ambienti presenti nel territorio di Roccaforte del Greco assicura una flora assai ricca e varia.

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LA DIGA SUL MENTA

Nel 1979 venne approvato il progetto relativo alla costruzione della diga sul Menta  da parte della Casmez e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

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LA FESTA DEL SANTO PATRONO

Il 16  Agosto si svolge la festa in onore di San Rocco. Intorno a mezzogiorno, subito dopo la funzione religiosa, la statua del Santo  viene trasferita dalla Chiesa di San Rocco, dove abitualmente è custodita, alla Chiesa dello Spirito Santo.

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ANTICHE MIGRAZIONI

Le origini di Roccaforte e degli altri paesi della Calabria greca sono molto controverse. Esistono molte tesi  contrapposte che fanno risalire la radice ellenica a momenti storici differenti. Le principali tesi collocherebbero le origini nel periodo della Magna Grecia o nel periodo bizantino. Molti sono stati gli studiosi che si sono interessati alle origini e alla questione linguistica dei greci di Calabria.

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ANTICHE MIGRAZIONI

Le origini di Roccaforte e degli altri paesi della Calabria greca sono molto controverse. Esistono molte tesi  contrapposte che fanno risalire la radice ellenica a momenti storici differenti. Le principali tesi collocherebbero le origini nel periodo della Magna Grecia o nel periodo bizantino. Molti sono stati gli studiosi che si sono interessati alle origini e alla questione linguistica dei greci di Calabria.

Il primo tra questi fu Karl Witte professore di diritto nell’Università di Halle che nel 1821 pubblicò tre canti che aveva raccolto durante un suo viaggio nei paesi dell’area ellenofona. Nel 1847 Tommaso Morelli pubblicò un fascicolo intitolato Cenni storici intorno alle colonie greco-calabre. In sole 38 pagine descrisse le origini di Roccaforte e degli altri paesi ellenofoni facendole risalire intorno all’anno mille quando in seguito alle scorrerie dei saraceni gli abitanti di questa zona si ritirarono in zone meno accessibili Cesare Lombroso nel suo libro “Calabria 1862 – 1897”, analizzando i tratti degli abitanti della Calabria greca secondo la legge della fisiognomica, evidenziò che soprattutto i ricchi conservavano i tratti somatici degli abitanti dell’Attica ( regione della Grecia), e cioè: fronte alta, naso aquilino, occhi grandi e lucidi, bocca piccola e mento arrotondati. Per l'antropologo veronese le origini dei greci di Calabria risalgono al 1147 quando Ruggero II portò dei prigionieri in Sicilia dopo aver saccheggiato Tebe, Corinto, Atene, La Beozia ed altri paesi dell’impero Greco. Erano oltre 15000, specialmente operai e maestri tolti dalle officine del Pelopennoso. Secondo Lombroso i più nobili furono mandati a popolare molti luoghi che scarseggiavano di abitanti. Per quanto concerne i modi di vita e l’alimentazione segnalò che i greci di Calabria vivevano di latte, grano, miele, castagne, cacciagione e carne caprina. Usavano cuocere delle ciambelle (pitte) di farina su pietre arroventate come gli antichi Pelasgi. Il divertimento degli abitanti di Bova, Roccaforte, Roghudi, Condofuri, Gallicianò e Amendolea era quello di ascoltare le canzoni accompagnate dalla zampogna e dal tamburello. I canti alludevano alla caccia, all’agricoltura, alle donne e alla satira sul padrone . Nel 1866 Domenico Comparetti, docente di Lingua e letteratura greca all’Università di Pisa, pubblicò i saggi dei dialetti greci dell’Italia meridionale. Questo fu il primo tentativo finalizzato a redigere una grammatica della lingua ellenofona. Quanto alle origini, il filologo Comparetti affermò che ai primi coloni greci presenti sul territorio si sovrapposero altri nel periodo bizantino. Acceso sostenitore della tesi “bizantina” fu il prof. Astorre Pellegrini docente del liceo di Reggio Calabria che nel 1870 pubblicò il libro Il dialetto greco calabro di Bova. Non riuscì a completare i suoi studi a causa di un improvviso trasferimento a Bergamo.Nella primavera del 1873 il glottologo Giuseppe Morosi in una rapida escursione visitò i paesi della Calabria greca. A Roccaforte fu accolto dal Sindaco Antonino Sgro e dal maestro elementare Giuseppe Cento i quali agevolarono lo studioso nella ricerca relativa alle origini delle colonie neo elleniche e alla questione linguistica.Nella sua opera Dialetto romaico di Bova collocò l’origine di Roccaforte nel periodo che va dalla metà del IX secolo alla metà del XI poiché in questo periodo le scorrerie dei saraceni costrinsero gli abitanti a rifugiarsi “in vetta a colli elevati e di malagevole accesso o in fondo a valloni remoti e quasi tagliati fuori da ogni commercio umano, si vien di leggieri nell’opinione, che, preoccupati dal pensiero della loro sicurezza, i nostri coloni abbiano avuto cura di stabilirsi in tali luoghi onde potessero scorgere o dove non potessero essere scorti dalla parte del mare. Un fondo di Roccaforte è detto ancora al dì d’oggi Saracena (Sargagna? n.d.a.); di una battaglia tra Saraceni e Bovesi narrano le tradizioni”. Per Morosi era da escludere che i greci della Bovesia fossero stati inviati dagli Autocrati di Bisanzio come invece si supponeva fosse avvenuto per gli otrantini sull’altra punta dello stivale.Concluse la ricerca ipotizzando che gli abitanti dell’area grecanica potessero essere i discendenti di coloro che durante le feroci guerre di Roberto Guiscardo e del figlio Boemondo contro Alessio Commeno furono fatti prigionieri e trascinati in Italia. Il libro i dialetti romaici del mandamento di Bova fu considerato un modello di indagine linguistica per il rigore metodico utilizzato e la chiara impostazione dei fenomeni . Il suddetto testo era corredato da 9 canti e 5 proverbi raccolti a Roccaforte. A partire dal 1883, Ettore Capialbi e Luigi Bruzzano studiosi delle tradizioni popolari calabresi, entrambi di Monteleone, (l’odierna Vibo Valentia) iniziarono a pubblicare sulla quarta pagina dell’Avvenire Vibonese “ i racconti greci di Roccaforte” frutto di una ricerca condotta tra i contadini di Roccaforte. Pubblicarono ben 43 novelle e 15 canti. Successivamente il prof. Bruzzano, docente presso il liceo classico di Monteleone, pubblicò nuovamente tutti i testi sulla rivista di letteratura popolare “La Calabria” di cui era fondatore e direttore. Il glottologo tedesco Rolhfs, professore all’Università di Tubinda, che soggiornò a Roccaforte in diversi momenti tra gli anni venti e gli anni sessanta sostenne invece che le origini di Roccaforte risalgono al periodo della Magna Grecia. A sostegno di questa tesi lo studioso tedesco pubblicò numerosi e complessi studi linguistici. Mise in risalto che lo stesso Strabone, nel primo secolo dopo Cristo, in alcune opere confermò il carattere greco della zona della Bovesia e che il movimento cristiano sviluppatosi dopo la morte di Gesù Cristo rafforzò la grecità nell’Italia meridionale come dimostrano le iscrizioni ritrovate nelle catacombe. La presenza di nomi greci nella toponomastica della Calabria meridionale e la rarità dei toponimi in ano ed eto , tanto diffusi nelle antiche regioni latine, dimostrano, a detta di Rolfhs, che nell’antichità la Calabria meridionale era popolata in misura scarsissima da colonizzatori romani. Secondo il Prof. dell’Università di Tubinda la presenza nel lessico di una percentuale elevata di elementi arcaici e la mancanza di elementi slavi dimostrano che la grecità non era un effetto del dominio bizantino. Carlo Battisti, saggista, dialettologo, docente di Glottologia e Storia comparata delle lingue romanze presso l'Università di Firenze, nel 1933 pubblicò un lungo articolo sulla rivista Archivio storico per la Calabria e la Lucania nel quale criticò duramente le tesi sostenute dal Prof. Rolhfs. Secondo Battisti tra la grecità antica e la lingua greca che predominò nel medioevo in tutta la Calabria meridionale non esisterebbe nessun rapporto diretto. L’unica lingua parlata in Calabria dal I al V secolo è stata la latina. Durante il periodo bizantino che iniziò nel VII secolo ebbe luogo una notevole immigrazione dalla Sicilia causata dalle incursioni degli arabi. Secondo Battisti questa situazione provocò l’intensificazione degli insediamenti bizantini sulle montagne dell’interno e quindi il proliferarsi della grecità calabrese. Rolfhs non tardò a rispondere perché sempre su Archivio storico per la Calabria e la Lucania dello stesso anno volle precisare che il Prof. Battisti avendo visitato nel 1914 la Calabria in modo fugace non poteva certo avere grande familiarità con i temi relativi alle origini della grecità. Infatti scrisse ” sono convinto che il Battisti avrebbe minori difficoltà ad accettare la mia teoria, se conoscesse meglio la regione di cui parla nei suoi articoli. Soltanto chi abbia visitato personalmente a dorso di asino su sentieri impraticabili paesi così remoti come Roghudi, Roccaforte, Africo, Pentedattilo, potrà comprendere perché precisamente in questa zona la lingua greca abbia potuto resistere tanto tempo.” Secondo il Professore di Tubinda la lingua greca che si era attestata nella Calabria meridionale nel I secolo d. C. anche nei secoli posteriori non era completamente scomparsa. Durante la dominazione romana il latino era la lingua dei nobili e delle autorità ma il greco continuò a sopravvivere grazie alla “misera plebs”. L’introduzione del cristianesimo rafforzò la resistenza del greco e con l’avvento della dominazione bizantina il greco diventò nuovamente lingua corrente. Nel 1956 Italo Calvino pubblicò il libro le fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti. Tra queste fiabe vi troviamo la vedova e il brigante eIl granchio dalle uova d’oro novelline greche di Roccaforte pubblicate per la prima volta dal Prof. Luigi Bruzzano sulperiodico “La Calabria” rispettivamente negli anni 1894 e 1897. Calvino rimaneggiò, come ammise lui stesso, aggiungendo o togliendo particolari alle fiabe ed incorse anche in un errore di traduzione dal grecanico in quanto il protagonista principale della seconda fiaba non era un granchio ( in grecanico o kávuro) bensì il caridaci che è un piccolo volatile della famiglia dei passeracei. Giuseppe Rossi-Taibbi e Girolamo Caracausi profondi conoscitori delle questioni linguistiche meridionali nel gennaio del 1958 visitarono Roccaforte dove vennero accolti con squisita gentilezza dal Sindaco Alberto Sergi. Nel 1959 pubblicarono i testi neogreci di Calabria che sono così composti e suddivisi:

I Roccaforte: 15 canti, 5 proverbi, 43 novelle;

II Condofuri: 15 canti, 12 proverbi, 1 fiab

III Roghudi: 29 canti, 56 proverbi, 11 similitudini

IV Bova: 100 canti, 212 proverbi, 92 similitudini, 5 novelle, 8 orazioni, 22 motti, 1 lettera ,4 traduzioni e 4 novelle

Nel novembre del 1964, il giornalista Benito Spano svolse a Roccaforte un’inchiesta relativa alla grecità linguistica. Secondo Spano tra i 1736 abitanti di Roccaforte solo 483 erano grecofoni. Nel 1901 invece tutti i 1392 abitanti parlavano il dialetto greco mentre nel 1921 risultavano grecofoni 276 persone su 2025. Le cause del deperimento e della dispersione della grecità sono da addebitarsi, a detta del giornalista sardo, all’accresciuta mobilità dei romaici e alle migrazioni di residenza per motivi di lavoro. Quanto alle origini, Benito Spano nel libro “ la grecità bizantina e i suoi riflessi geografici nell’Italia meridionale e insulare” pubblicato nel 1965 riprendendo la teoria “morosiana” sostenne che il primo esodo dei Bizantini dalla Sicilia verso la Calabria meridionale avvenne nel 878 d.C. a causa dell’espugnazione di Siracusa da parte degli Arabi. Nelle estati 1965, 1966 e 1967 il Prof. Giuseppe Falcone assieme ad Anastasios Karanastasis, redattore del lessico dell’Accademia di Atene, riuscì a raccogliere materiale riguardante la lingua “romaica”. Nel libro “il dialetto romaico della Bovesia” criticò l’attività di ricerca effettuata a Roccaforte dal prof Rolfhs. Falcone infatti sostenne che Rolfhs , avvalendosi di collaboratori locali tra i quali lo speziale Gaetano Sergi, raccolse materiale di seconda mano e che essendo i suddetti collaboratori esponenti della borghesia roccafortese non conoscevano molto bene il dialetto romaico perchè lo parlavano solo nei rapporti con i loro dipendenti. Per Falcone era importante attingere direttamente alla favella spontanea e fresca della gente comune raccogliendo così detti, espressioni, usi e tradizioni direttamente dai pastori, dai contadini e dalle donne. Il Falcone menzionò nel suo libro alcuni anziani di Roccaforte che collaborarono alla realizzazione della preziosa ricerca. Pubblicò alcuni tragúdia dettatigli da Don Ninuzzu Spanò. Utili informazioni sulla distribuzione di alcune forme lessicali nell’ambito della Bovesia furono fornite da Domenico Perpiglia mentre Rosa Casile aiutò Falcone a compilare un elenco di espressioni particolari del paese ma il contributo più importante fu fornito dal centenario Domenico Antonio Romeo definito dal Falcone “fonte inesauribile di informazioni”. Il Falcone lo considerò informatore pronto di riflessi, perfetto conoscitore del romaico e quindi risorsa indispensabile per ricerche di natura lessicale. Lo stesso Falcone rivolgendosi all’anziano Domenico Antonio Romeo lo chiamava “Professore” Falcone e Karanastasis utilizzarono le conoscenze di Domenico Antonio Romeo per compilare ben 40 pagine di elenchi sistematici riguardanti la lingua “romaica”. La collaborazione dell’anziano Domenico Antonio Romeo fu preziosissima in quanto non solo contribuì a tramandare la lingua romaica ma anche perchè indirettamente descrisse in modo puntuale la flora, la fauna e le tradizioni agricole di Roccaforte del Greco. Quanto alle origini di Roccaforte e degli altri centri limitrofi lo studioso greco Karanastasis, a differenza di Falcone, sostenne una tesi intermedia che concilierebbe le teorie “arcaiste “ con quelle "bizantiniste", Per il redattore del lessico storico dell’Accademia di Atene le comunità di lingua greca potrebbero essere sopravvissute alla decadenza della Magna Grecia per poi formare nuclei dai quali si sarebbero sviluppati nel Medioevo i paesi dell’area ellenofona.

 Articolo scritto da Francesco Palamara

 

 

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