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Storia e cultura

Le mura sul lungomare di Reggio sono del principio del 4° secolo per difendere la città dalle mire espansionistiche di Dionisio di Siracusa. Nel 393 a. C. Dionisio, tiranno di Siracusa, attaccò Reggio e la città si salvò dal saccheggio pagando 300 talenti e consegnando cento ostaggi scelti fra i più illustri suoi cittadini. Nel 387 Dionisio, dopo 11 mesi di assedio, riusciva a prendere Reggio per fame. I superstiti, seimila in tutto, furono portati schiavi a Siracusa. Fitone, il comandante dei reggini, venne prima torturato e poi ucciso con i suoi familiari.  Il figlio del tiranno, Dionisio il giovane, poi restaurò una parte della città, chiamandola “Phoebia”, dal nome di Febo (Apollo). All’epoca di Pirro, nel 280 a. C. la guarnigione dei Mamertini, di origine campana, imposta alla città dai romani, massacrò, nonostante i trattati, la maggior parte dei suoi abitanti. Nel 270 a. C. Reggio entrò nell’orbita romana. La romanizzazione della città soffocò la grecità del territorio reggino e spinse i pochi greci rimasti in città a ritirarsi sulle montagne dell’Aspromonte. “Chissà quanti di questi giunsero a Cerasi…”  Dal  43 al 36 a. C. una guerra, il bellum siculum, si svolse nelle acque dello Stretto  tra Ottaviano, nipote di Giulio Cesare, e Sesto, il figlio di Pompeo, che aveva occupato la Sicilia. Cesare  Ottaviano, dopo aver cacciato Pompeo dalla Sicilia, vedendo Reggio così povera di abitanti, vi lasciò come coloni  uomini della propria flotta ed ora,  nel 36 a. C., la città è abbastanza popolata. E’ accertata, in questo periodo, la presenza di Cesare Ottaviano a Villa Mesa, dei suoi fiduciari Cornelio Gallo nella vallata del Gallico, Varrone Murena a Fiumara, Paolo Emilio nella vallata del Calopinace a RC, di Menadoro o Menga nella baia di S. Gregorio a Pellaro, di Valerio Messalla sull’Aspromonte. Sui pianori di Mesa, Cesare Ottaviano aveva il comando generale (imperium). Molti legionari  avevano avuto il loro stanziamento a Laganadi  per la vicina presenza della fortezza Galliana (Calanna) e la presenza dell’imperium (comando generale). Ricordiamo, a conferma di quanto asserito, che il suffisso adi indica il centro di raccolta, l’a tronca invece la professione del singolo. Così il cognome Laganà vuol dire legionario, da legionarius, e  Laganadi centro di raccolta dei legionari. Ricordiamo ancora che Ottaviano  - come riportato da Appiano di Alessandria,  nella sua opera principale, la “Storia Romana” - mandò un generale romano,  Carina, a presiedere con 3 legioni Cannitello. I Caridi, cognome da noi così largamente diffuso, non sono altro che i Carini, soldati di Carina.    I cognomi Laganà e Caridi non sono, quindi, da considerare derivati da radici greche con il rispettivo significato di ortolano e noce.  Completiamo questo lavoro soffermandoci sul ruolo che Reggio ebbe  in questo periodo storico nei diversi ambiti culturali, tanto da essere ritenuta dagli storici come una fra le più splendide città italiote e sicelioti. A Reggio, secondo altri a Catania (e trasferitosi a Reggio in seguito all’esilio), nacque il legislatore Caronda, uno tra i più famosi dell’antichità, al pari del legislatore Zaleuco di Locri, Licurgo di Sparta, Solone di Atene. Fra gli artisti, fama in tutto il mondo greco, ebbe lo scultore e bronzista Pitagora che, originario di Samo, si stabilì  giovanissimo a Reggio (prima metà del V° secolo). A Reggio apprese l’arte nella bottega dello scultore Klearcos. Numerose sono le sue statue, ricordate da Pausania, (110–180), scrittore e geografo greco, vissuto anche a Roma, e da Plinio, scrittore romano, morto per le esalazioni sulfuree dell'eruzione vulcanica del Vesuvio che distrusse Ercolano e Pompei, mentre cercava di osservare da vicino il fenomeno vulcanico.  Fra le  sue sculture vi sono statue celebranti atleti vittoriosi, statue di divinità e gruppi mitologici, come quello di Europa sul toro. Anche nella pittura Reggio vanta un artista di grande fama, Syllax, al quale si doveva la decorazione del portico del Polemarchio nel Peloponneso. Ma fu nella letteratura che Reggio eccelse più che in ogni altro campo della cultura: oltre lo storico Ippi, Reggio ebbe fra i suoi cittadini il poeta dell’amore, Ibico, e il poeta Tisia, nato verso il 638 a. C., conosciuto col soprannome di Stesicoro,  che vuol dire ordinatore di cori, originario di Metauro, che prima di essere colonia locrese era stata colonia reggina. Ibico nacque a Reggio ai primi del VI secolo, e si trasferì in età  matura a Samo, alla corte del tiranno Policrate, dalla quale era invece fuggito il filosofo Pitagora, approdando nella Magna Grecia, a Crotone, dove fondò, all'incirca nel 530 a.C., la sua scuola.

(*) ricerca storica a cura di Mimmo Codispoti

Testi di riferimento: “La Magna Grecia” di Claudio De Palma - Newton compton editori - e “Un messaggio inedito di oltre venti secoli fa” di Giuseppe Pensabene .

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