ROCCAFORTEDELGRECO.NET

Storia e cultura

Le origini riguardanti Roccaforte sono per alcuni aspetti piuttosto incerte se non si considerano in modo assoluto le prove derivanti dalla lingua pertanto non risulta quindi agevole ricostruirne le vicende in modo certo e documentabile. Comunque non vi è alcun dubbio che le origini di Roccaforte siano collegate a quelle dello Stato di Amendolea di cui La Rocca (antico nome di Roccaforte) era casale.

Amendolea durante il periodo medioevale fu al centro di un importante traffico commerciale e militare, tra il versante occidentale ed orien­tale dell' Aspromonte meridionale. Nel 1086 apparve nel testo di una sentenza, in seguito ad una lite scoppiata tra Guglielmo di Bova e Riccardo di Amendolea, Si trattava di violazione dei confini feudali di reciproca appartenenza. Nel 1276 fu feudatario di Amendolea un tale di nome Giazzolino Nel 1290, un monaco basiliano di nome Guido fu persona emi­nente in quel tempo e probabilmente fece parte del seguito del feudatario, presumibilmente suo consanguineo. Sotto il regno di Gio­vanna I (a. 1346), la sorella di Nicola Ruffo Gio­vanna sposò in terze nozze Giovanni signore di Amendolea Il 1 marzo del 1444 Alfonso d'Aragona assegnò il feudo di Amendolea ad Alfonso de Cardona. Nel 1454, fu barone di Amendolea Antonello Malda, che acquistò il feudo, per 600 ducati, dal mar­chese di Gerace, Giovanni Centelles . Dai racconti che si sono tramandati nel tempo viene indicato un tale di nome Maddà che sarebbe caduto in un luogo, detto appunto Mano di Maddà , nei pressi dei cosiddetti “tre limiti”, dove su di un faggio pare che fosse scolpita una mano. Si racconta che questo signore era un uomo spietato e che sulle donne amava esercitare lo jus primae noctis. I racconti popolari che si sono tramandati nel tempo narrano di un tentativo di ius primae noctis avanzato dal Maddà nei confronti della moglie del fratello che sfociò in una terribile lite e in un tradimento. Stando alle fonti storiche Antonello Malda perdette il feudo nel 1459 su ordine di Re Ferdinando I. Il 25 luglio del 1459 il feudo fu assegnato a Berengario Malda, esecutore della presa di Amendolea, ad appena due mesi dalla cattura di Antonello. Nel 1496, Alfonso II concesse la torre di Amendolea e San Lorenzo a Bernardino Abenavolo, per acquisite benemerenze Nel 1502, governò l'Amendolea Trailo Abenavolo, padre di Lodovico della disfida di Barletta, che morì nel 1503, lasciando l’eredità al suo primogenito Gio. Battista Abena­volo il quale perdette il feudo perché parteggiò per i Francesi. Nel 1531 il feudo venne assegnato a Berardino Martirano.

Nel 1537 Don Diego Urtado de Mendoza, conte di Franca­villa e poi conte di Mileto, fu investito del feudo di Amendolea da Carlo V cui seguì, nel 1554 Ruy Gomez de Silva per donazione fatta dal Conte di Mileto. Nel 1564 il feudo di Amendolea pervenne a Diego de Mendoza duca di Francavilla sino al 1582 anno in cui vene affidato alla figlia Anna Principessa di Mileto e Francavilla .Nel 1592 il feudo passò a Rodrigo Gomez de Silva. Alla sua morte subentrò Ruy Gomez de Silva. Il 16-4-1624 il feudo fu comprato con Regio Assenso del 10-4-1624 con seconde cause, portulania e zecca per la somma di 52.000 ducati da Don Francesco Ruffo ( Bagnara 31-5-1596 + 20-3-1643), 2° Duca di Bagnara ,Signore di Sant’Antimo, Solano, Motta S. Giovanni, San Lorenzo, Bagaladi, San Pantaleo e Santa Maria di Ceramia con atto notarile siglato da Fulgenzio Gagliardi e riassunto in pergamena da Vincenzo Di Gennaro di Napoli. Il 16 maggio 1643, lo trasferì al figlio Carlo Ruffo, e, da questi, per testamento del 17 febbraio 1738, al figlio Nicola Ruffo, cui successe altro Carlo Ruffo, certa­mente figlio di Nicola, fino a che, per successioni ripetute, si arriva al 1806, anno in cui fu abolito il feudalesimo Con le leggi eversive Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità. I nobili persero la parte dei demani dove i contadini esercitavano gli usi civici. Questa parte dei demani venne affidata ai comuni che avrebbero dovuto assegnarli in piccole quote ai contadini più poveri. 

Nel 1810 l’agente demaniale Camillo Sarlo insieme ai periti Salvatore Curatola in rappresentanza del Duca di Bagnara Carlo Ruffo, Domenico Angelone in rappresentanza “dell’Università” di Roccaforte e il Cancelliere Comunale di Roccaforte Marcantonio Malgeri effettuarono una valutazione dei terreni ex feudali. L’anno successivo con un’ ordinanza, Angelo Masci, commissario del Re per la ripartizione dei demani della Calabria Ulteriore Prima, decise di assegnare al duca Carlo Ruffo metà della Montagna mentre l’altra metà venne affidata ai Comuni di Roccaforte, Condofuri e Roghudi. Nello stesso anno l’agente ripartitore Pannuti stabilì che i suddetti comuni continuassero a percepire le rendite in modo promiscuo sino alla definitiva divisione. Il 15 ottobre del 1846 il Consigliere Distrettuale Domenico Rossi delegato dell’Intendente alla presenza dei rappresentanti dei comuni di Roghudi e Condofuri completò la divisione del demanio promiscuo. I rappresentanti del comune di Roccaforte pur invitati non parteciparono alle operazioni di suddivisione. All’inizio venne stabilito il valore complessivo del demanio. Il demanio risultava composto da 9123 tomolate. Il valore dell’intero demanio fu calcolato in 37266 Ducati. A Roccaforte vennero assegnati 18934,376 Ducati in ragione di sei ducati e ottantasette grani per 1697 abitanti.

La parte assegnata a Roccaforte comprendeva le contrade Zumbello sino a Limbia Inferiore e Fondachello e il limite con il Comune di San Lorenzo era rappresentato dal ruscello detto Fondachello e dalla strada che andava verso la contrada Cufalo sino ad arrivare alla fonte chiamata Pellicimata. Da questo punto il limite divisorio arrivava alla portella detta del sottopiano di Pietropoliti sino ad arrivare al forno di Lappà . Da qui salendo si arrivava al puntone detto sopra Limbia proseguendo verso l’antica sega di Pittone e il limite divisorio era rappresentato dalla piazzetta detta di Sgarrone. Discendendo la vallata si arrivava all’antica sega di Apelli sino a raggiungere la foresta comunale di Cannaverè. Le contrade della quota relativa a Roccaforte erano Zumbello, Limbia inferiore, Fondachello, Ammusa, Cropanè, Cufalo, Boccolù, Pellicimata , Rollo, Lappà, Mastro Alessio e Gramolara. Al Comune di Roccaforte vennero assegnati in totale 1036, 87 ettari di terreno.

Tale verbale non venne approvato dai rappresentanti del comune di Roccaforte perchè la quota assegnategli dall’agente ripartitore Domenico Rossi era inferiore al prezzo e al suo perimetro. Inoltre, denunciarono anche l’usurpazione di alcuni terreni nei demani Montagna, Umbro, Cremastò, Condò, Nevrò e Cannaverè.

Il 7 ottobre del 1851 il Cav. Felice Barilla assistito dall’esperto agrimensore M. Brandolino rivide e corresse la divisione demarcando i limiti tra i comuni interessati.

Nel 1875 il prefetto De Feo in qualità di Regio Commissario decise con sentenza definitiva che gli usurpatori delle terre demaniali dovessero restituire i fondi pari a 320,17 ettari e inoltre dovessero provvedere a stilare un rendiconto dei frutti ingiustamente percepiti.

Tale compito fu agevolato dal comportamento di alcuni usurpatori tra i quali A. Sgrò e G. Tripepi che volontariamente rinunziarono ai terreni del demanio comunale per la complessiva estensione di Ettari 61, 70 mentre il commissario ordinò la pronta reintegrazione a favore del Comune di Roccaforte dei terreni occupati da F. Spanò, G. Palamara , A.Sgro, F. Pangallo, P. Cento e dai comuni di San Lorenzo e Condofuri per la complessiva estensione di ettari 258 ,77. La sentenza venne omologata e resa esecutiva nel 1898 dal Prefetto Zanelli.

 Articolo scritto da Francesco Palamara

Copyright © 2018. All Rights Reserved.