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Storia e cultura

Innanzi al mare, seduto sulla sabbia, lanciava, ad intervalli regolari, sassi nell’acqua. Il suo sguardo ora si spingeva lontano, dove il mare s’immergeva nel cielo, ora sprofondava nel vuoto, sui cerchi che s’allargavano, cancellandosi nelle onde che imbiancavano la riva. In quei cerchi egli vedeva la sua vita, il suo dibattersi nei giorni, il rientrare nella solitudine della sua anima, il tendere all’infinito, il suo rifuggire dal mondo. Così mi disse quando, sedutomi accanto a lui, dopo avermi guardato con uno sguardo profondo, mi parlò come se mi conoscesse da sempre.

 

Sorrideva parlandomi, con quel sorriso che si forma sul viso di chi, dopo tanto tempo, ritrova un amico, una persona cara, un ricordo felice.

Iniziò a parlarmi del suo tempo, della sua vita, del lavoro che aveva svolto, dei suoi amori, dei suoi dubbi, delle sue certezze.

Parlava in modo informale, con lo sguardo verso il mare, di sensazioni sentite, colte e vissute nel suo animo nel viaggio, nel tempo e nello spazio, del suo divenire. "Ognuno di noi – così mi parlò – non è spesso come avrebbe voluto essere ma il derivato della storia familiare, scolastica, sociale in cui ha avuto la ventura o la sventura di imbattersi, dei libri che hanno sostituito i fumetti, degli eroi, divenuti ideali, che hanno infiammato le nostre anime giovanili"; mi disse di "aver sempre faticato a seguire le forme quando, smettendo di essere costume, diventano mode o atteggiamenti acritici; di sentirsi libero da schematismi, regole o atteggiamenti costrittivi, che limitano la spontaneità dell’essere mortificando il libero pensiero".

"Non ti parlerò di vicende storiche – continuò - anche se vorrei soffermarmi sugli avvenimenti che hanno iniziato e propiziato l’avvento della democrazia nel mondo sovvertendo il potere regio assolutista, né delle vicende della chiesa, costellate da bolle e scomuniche più in difesa del potere temporale dell’aristocrazia religiosa che della salvezza delle anime".

"E’ ormai lontano il tempo della giovinezza, quando ho intrapreso il cammino verso la conoscenza". Restò per un poco in silenzio. Dalla sua voce colsi che risentiva, ancora allora, il peso delle varie soste e di tutti gli ostacoli che avevano spezzato e deviato la sua scalata verso il cielo; che l’idea della morte, sempre presente nel suo mondo interiore, l’aveva reso consapevole, essendo il tempo da vivere limitato, chiuso, finito, della sentita necessità di non sciupare i giorni sprecandoli per nulla e con il nulla.

Riprese parlandomi "degli elementi fisici - fuoco, acqua, aria -, intorno ai quali nacque il primo pensiero filosofico, delle varie fasi della vita - bambino, giovane adulto - e di come, passo dopo passo, conscio di poter sbagliare nel giudizio e nell’atteggiamento, sentì sempre più l’impegno di allargare e correggere la sua visione del mondo".

Le sue parole erano dirette, prive di falsità, rispecchiavano il suo essere, raccontavano i suoi dubbi, il suo cammino fra rumori e silenzi, la sua ricerca della verità, il suo cercare di svelare il mistero che circonda le umane cose, di cogliere il significato della simbologia del vivere, la sua capacità di percepire in modo nuovo la realtà, di dare un significato diverso ai rapporti interpersonali, superando le incomprensioni e l’incomunicabilità.

"Consapevole - concluse - che la saggezza è comprendere e che la virtù è amare gli uomini ho cercato, da saggio, di capire l’innato egoismo dell’uomo, la vanità dell’essere a rivelarsi per quello che non è, l’egocentrismo, che si tinge di stolta presunzione, la voglia di vendersi per soddisfare bisogni illusori e vacui, la ricerca di quel riconoscimento esterno, che appaga la propria debolezza interiore, l’inseguire onori e visioni pubblicitarie, perdendo di vista il proprio essere, la propria naturalità, la propria immagine, il proprio mondo familiare; da virtuoso mi sono dedicato alla studio delle antiche religioni, dei miti, che hanno accompagnato la storia dell’uomo, al lavoro, su cui ho costruito la mia vita sociale, dando molto spazio alla ricerca della essenza spirituale, identificandola nel simbolismo del cerchio e di altre figure geometriche, che mi hanno portato a tendere al bene, a partecipare attivamente ad aiutare i semplici, ad agire per modificare e correggere l’ingiustizia, a lottare per rendere il mondo più umano, più giusto, più libero".

Uno sconosciuto, fermo sulla riva a guardare le onde, mi affidò, come se fossi una bottiglia persa nell’acqua, il messaggio della sua esistenza da portare su qualche riva. Forse quella bottiglia non approderà da nessuna parte, ma, ascoltandolo, ho iniziato ad inseguire i cerchi nell’acqua e ad aspettare qualcuno, innanzi al mare, a cui raccontare una storia, un viaggio senza inizio e senza fine.

 

(*) Racconto compreso nella raccolta “La Primavera del nostro infinito”

  di  M i m m o  C o d i s p o t i  - Città del Sole Edizioni - 2011.

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