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Storia e cultura

Il mare lo rasserenava. Le onde che inseguivano le onde, rotolandosi sulla spiaggia in un abbraccio spumeggiante, lo portavano all’idea di quella libertà che non viveva più, che sentiva perduta, chiuso nel consorzio umano, che ai suoi occhi si rivelava sempre più violento e sempre più perduto nell’effimero e nel virtuale, stretto da usi, leggi, convenzioni, obblighi, necessità, che, nelle quotidiane incomprensioni, litigi, dissidi e guerre, negavano e smentivano quel Dio Amore che egli sentiva vibrare su quella immensa, vasta, multiforme distesa d’acqua. Sicuramente quel Dio non sapeva camminare sulla terra.

 

      Il viaggio mattutino verso la fatica del lavoro lo portava, costeggiando, alla visione del mare, a seguire più il volo dei gabbiani che i discorsi della gente, a immergersi e purificarsi in quella immensità d’acqua, che egli amava da sempre e nella quale avrebbe voluto fossero sparse le sue ceneri se solo fosse riuscito a vincere l’atavica paura del fuoco.

      L’azzurro di quel mare lo portava a sentirsi sempre più lontano dai compagni di viaggio, che mostravano, ai suoi occhi, di essere più ritualisti che virtuosi, vivendo, in una forma quasi ossessiva, ripetitività di gesti, formule, pensiero. Ogni loro atto e ogni loro manifestazione attestava di sconoscere "che nessuno può bagnarsi nella stessa acqua, che tutto scorre, che la vita è divenire".

      E’ ben vero che, bagnandosi, non si spingeva lontano dalla riva. Egli conosceva il principio di Archimede, sapeva che le zucche stanno a galla, ma non si fidava lo stesso: troppi fisici e troppi zucconi, pur grandi nella conoscenza e nella dabbenaggine, ogni anno, confermavano la differenza fra teoria e pratica e più per inerzia che per la forza delle onde finivano nell’elenco dei dispersi in mare.

      Lo portavano al sorriso il soffermarsi continuo di molti sull’esteriorità e sulle rappresentazioni, le loro parole piene di impegno e di voglia di perfezione che, comunque, escludevano ed omettevano qualsiasi azione, qualsiasi intervento se non riconducibile alla loro soggettività e al loro microcosmo, al loro elevarsi nella scalata sociale e alla loro "santificazione" su e in una moltitudine, intesa più come mezzo che come fine, partendo dal sano principio storico che "il fine giustifica i mezzi".

      Le onde che imbiancavano la sabbia lo spingevano al viaggio verso l’orizzonte e oltre ancora, a rimpiangere di essere approdato in quello statico porto, alla contemplazione dell’acqua che assorbiva e rifletteva l’arcobaleno: quella vista lo liberava dalla fatica del suo dibattersi nel mondo e placava il suo tormento esistenziale nella consapevolezza della non sopita voglia di andare, di riprendere il largo, lasciando quei vuoti formalismi, che negavano, occultavano e impedivano di giungere a quella verità che tutti, da sempre e ovunque, attestavano di ricercare. Doveva solo informarsi dove finivano le acque territoriali.

      Paragonava quelle barche arenate sulla spiaggia a tutti quei suoi conoscenti che, come statue o manichini, restavano immobili, persi sulle loro sedie, indifferenti a tutto ciò che avveniva al di fuori di quella porta sacralmente chiusa, sfuggendo, tranne che nelle parole, l’impegno, la collaborazione, la stessa idea di comunanza. L’aveva sempre detto che le porte sono la prima causa di asocialità!

      Ad occhi chiusi, dal finestrino, "vedeva" quelle barche, portate al largo dai marosi, oscillanti fra le onde. Li "guardava" mentre navigavano fra le colonne d’Ercole: li "inseguiva" nel loro inabissarsi e risalire fra pesciolini rossi e balene bianche.

      Chissà perché, per quale legge dell’inconscio, era risalito a quei maestri della sua scuola di periferia, che egli, dall’ultimo banco, osservava sempre con divertita curiosità, fingendosi assorto e perso a seguire con lo sguardo i loro movimenti e il tono della loro voce più che la lezione, quando lo annoiavano col loro dire che, fra minacce e punizioni, fra inespressi desideri di torture e paradisiache immagini di infinito, fra schiamazzi e dileggi, fra silenzi e rivolte, fra partecipazione e indifferenza, cessava solo al suono di una campanella. Li sentiva……

      "Buongiorno! Il biglietto per favore… come è andato il viaggio"? "Bene… grazie, ho dormito un poco… scendo… lo sa che la sua voce mi ricorda qualcuno?"….

 

(*) Racconto compreso nella raccolta

L a   P r i m a v e r a  d e l  n o s t r o   i n f i n i t o ” d i   M i m m o  C o d i s p o t i  - Città del Sole Edizioni - 2011

 

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