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Storia e cultura

Paese mio rimasto abbandonato,

anche con te crudele fu il destino!

Ora sembri un oggetto cestinato

e i figli tuoi non sono più a te vicino.

 

Chissà quanti anni conta la tua vita!

Nemmeno i vecchi lo sanno spiegare,

non è stata per noi cosa gradita

se costretti, dovemmo te lasciare.

 Tu sei cinto di verde tutto intorno,

il panorama tuo è meraviglioso

maledetta natura e in quel giorno

che diventasti un po' pericoloso.

 

Le strade sono ormai quasi deserte,

sembra che è sempre buio e mai fa giorno

ma ancor chi è solitario si diverte

lungo le strade e le campagne attorno.

 

A farti compagnia siamo rimasti

soltanto vecchi e qualche ammalato

man man che il tempo passa lo notasti

che rimarrai del tutto abbandonato!

 

Perché ognun di noi è ormai vicino

all'ora estrema che ogni essere attende

e mentre morte compie il suo cammino

son delle case che chiudon per sempre.

 

Or non si sente più l'Ave Maria,

anche la chiesa è stata lacerata,

si andava alla messa in compagnia

nel sentir le campane far chiamata!

 

Eri un paese pieno d'allegria,

la tua rovina è stata l'alluvione;

gli esperti in fretta ci han mandati via

per mettere a riparo le persone.

 

In piazza una sorgente d'acqua fresca

a te dava sempre onore,

nelle stagioni calde era una festa,

ogni assetato beveva di cuore.

 

C'è pur chi ti dovette abbandonare

lasciando dei ricordi molto belli;

ma ora volendo ritornare

per compagnia trova sol le stelle.

 

Ormai così finisce la sua storia

scritta da un poeta contadino,

ognun di noi l'ha impressa alla memoria

e si rassegna all'amaro destino.

 

Tratta dal libro “SULLE SPONDE DELLA REALTA'”

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