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Storia e cultura

Il 10 giugno del 1940 Mussolini decise l'entrata in guerra a fianco della Germania di Hitler. Gli abitanti di Roccaforte ascoltarono in piazza l'annuncio dalla viva voce del Duce amplificata dagli altoparlanti della radio della caserma dei carabinieri. Parecchi giovani furono costretti a partire per il fronte . All'inizio molti vennero inviati sul fronte greco-albanese mentre altri combatterono nell'Africa orientale a difesa dei territori italiani d’oltre mare. L'offensiva tedesca sul fronte russo costrinse Mussolini a inviare un corpo di spedizione a fianco dell'alleato nazista. Bersaglieri, fanti e alpini vennero inviati in Russia privi dell’equipaggiamento adatto al clima del terribile inverno russo. Alla fine del 1942 ebbe inizio la controffensiva russa che accerchiò l'esercito italiano e lo costrinse a ritirarsi. Migliaia di soldati italiani tra cui nove di Roccaforte, abbandonati e privi di viveri, morirono in mezzo alla neve e al ghiaccio. Altri vennero catturati e morirono di fame e di stenti nei campi di prigionia sovietici. Nell’estate del 1943 i roccafortesi vissero momenti di angoscia e paura a causa delle continue azioni di spezzonamento effettuate dagli aerei nemici. Sempre nell’ estate del 1943 un aereo inglese sganciò una bomba in contrada Birgo nei pressi della frazione Ghorio. Tale azione non provocò particolari danni.Analogo episodio si verificò qualche giorno dopo in contrada Colella.Nello stesso periodo in contrada Scerangone alcuni aerei inglesi sganciarono delle bombe, solo il caso volle se non si contarono vittime in quanto alcuni abitanti per paura dei continui passaggi dei caccia alleati pensarono di rifugiarsi nei pressi del cimitero poco distante dalla citata contrada.

L’episodio, in sé non grave, rivelò le difficoltà militari in cui si dibatteva il fascismo incapace di proteggere il suolo nazionale dagli attacchi aerei nemici. Il 15 agosto del 1943 aerei inglesi bombardarono una tradotta militare, in sosta alla stazione di Condofuri Marina, proveniente da Reggio Calabria e diretta a Taranto. Le vittime furono centinaia. Alcuni soldati sopravvissuti alla strage risalirono il greto dell’Amendolea e all’imbrunire arrivarono a Roccaforte. Furono accolti e rifocillati dal Commissario Prefettizio Antonino Sgro e Il giorno successivo furono accompagnati da M. Romeo sino alla contrada “Tre limiti”. Con l’annuncio dell’armistizio finì a Roccaforte l’incubo della guerra e della prepotenza del regime che aveva privato i cittadini di ogni forma di libertà mentre per i soldati roccafortesi impegnati nelle attività belliche ci vollero due lunghi anni per potersi liberare dal mostro nazifascista. Dalla presa del potere dei fascisti erano trascorsi 20 anni nei quali il popolo aveva subito le angherie e la protervia del regime autoritario di Mussolini. Inoltre si era consumata una sconfitta militare nella più sanguinosa guerra che la storia dell'umanità avesse mai conosciuto e di cui lo stesso fascismo fu artefice e corresponsabile. Il triste tributo pagato da Roccaforte fu di 22 morti. Persero la vita Domenico Angelone, Sebastiano Angelone, Fabio Attinà, Francesco Attinà, Rocco Cento, Domenico Falcomatà, Antonino Gullì Francesco Gullì , Giuseppe Gullì, Pietro Gullì, Giuseppe Iaria, Pietro Iaria, Pietro Malgeri , Peppino Modaffari, Antonino Palamara, Amedeo Pangallo , Paolo Pangallo, Faldino Penna, Rocco Pitasi, Antonino Romeo e Silvio Sergi.

Nella foto Silvio Sergi soldato della 65^ Squadra panettieri Div. Torino. “In combattimento scomparve”(fronte russo seconda guerra mondiale), come riportato nel verbale d’irreperibilità del 20/02/1948.

Articolo scritto da Francesco Palamara

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