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Storia e cultura

Era sull'imbrunire del 6 luglio 1903, quando dal porto di Messina mi imbarcai per Napoli, per venire in America. Dal ponte del "Galileo Galilei" 'contemplai per l'ultima volta quelle riviere d'incanto e di delizie che il Tasso e l'Ariosto, i giganti della fantasia, non avrebbero saputo " immaginare. E mentre il veloce piroscafo che mi portava in alto mare imboccava la punta del Faro, Messina si allontanava e spariva dietro le fughe bianche del canale. Come ultimo ricordo del luogo natio, scorsi, immersi nell'ombra della notte, i due scogli di Scilla e Cariddi, tanto celebrati dai poeti, i quali sembrava che si toccassero e si abbracciassero per stringergersi in un amplesso di amore la terra dei pensatori con quella dei letterati. Poi non vidi più nulla.

Dopo sei anni ritorno col pensiero a contemplare quella conca fragrante di cedri e di aranci che proteggono i due baluardi naturali, la catena di montagne che da Milazzo allungandosi fino all'Etna nevosa, forma un'alta muraglia addentellata, ed il bosco di Aspromonte che da Monfalto allungandosi al capo Spartivento si erge superbo come una trincea. Lo sguardo si ferma, contempla, osserva, e l'animo è rapito dall'azzurro del mare, e da quel manto pittoresco, uniformemente variopinto che si adagia con orgoglio alle due rive del canale, che aspira al godimento, al piacere indefinito, protende l'occhio della mente da Scilla a Bova Marina, da Messina a Catania, più oltre lungo quelle due. fasce dì verde fiorito che, come ghirlande, cingono le sicule e le Calabre terre. Scorrendo col pensiero queste superbe ghirlande, ad ogni piega, ad ogni insenatura, si scoprono bellezze nuove e meraviglie nuove. Ai fianchi e sulle vette dei poggi e delle colline che si elevano dal piano litoraneo villaggi, borgate, che sono come l'avanguardia dei comuni internati tra i monti, vergognosi della loro povertà e del loro abbandono, sono le vigili sentinelle che fanno corona a Reggio ed a Messina. Tale è l'impressione che noi conserviamo di quel lembo di terra dove passammo gli anni più belli, dove ci sorrisero gioie e speranze che si dileguarono poi come nebbie sospinte dal vento; A me sembra ancora di vedere, come sei anni fa, la folla allegra e chiassosa brulicare nel porto di Messina, la sua famosa palazzata, la via Marina di Reggio con la stia dritta fila di palazzi, quelle colline verdeggianti, quei giardini dalle palazzine bianche, quei villaggi sparsi di quà e di là dello stretto, proiettarsi nel mare e la folla dei messinesi e dei reggiani accorrere alle spiagge per ammirare quei villaggi, quelle colline, quelle città capovolte nell'acqua, allo strano fenomeno della Fata Morgana. Pare che la natura, gelosa di tanta bellezza, abbia voluto distruggere con una delle sue più spaventevoli convulsioni telluriche quanto il lavoro di molte generazioni aveva fatto per abbellire quel lembo della Calabria e della Sicilia. Come la musica del Verdi, le melodie del Rossini e le armonie del Bellini erano penetrate in tutti gli angoli della terra ed avevano fatto palpitare tutti i cuori, così il dolore che sprigionò dall' immane, catastrofe sicula-calabrese, valicò i monti, varcò i mari, attraversò gli oceani sterminati, e fece battere i cuori di gente diverse per lingua e costumi, in un sussulto di amore e di pietà. E in tutti gli angoli remoti della terra gli umili si privarono del boccon quotidiano per raccogliere soccorsi e correre in aiuto ai deleritti sconosciuti. E là nelle città distrutte, le squadre volontarie di soccorso si affollarono a squillare le prime note della grande lingua universale che ancor nessun segno simbolico rappresenta, il linguaggio del dolore solidale. Ai fiochi gemiti della straziante agonia che uscivano dai mucchi di rovine, accorrevano chi mai avevano visti, chi mai avevano conosciuto e che forse non vedranno mai più. I soldati di tutte le nazioni al chiarore delle, torce, sotto i ruderi dei crollanti muri mesti e dolenti che attestavano un passato di gloria e di grandezza che già. fu, mettevano la vita in pericolo pur di salvare qualche ferito. Essi si spogliarono dei cappotti per coprire gli ignudi , e non son rimasti che gli uomini pieni di abnegazione e di eroismo; quelle braccia-robuste che un potere bieco e tirannico trasse dai campi e dalle officine ed addestrò alla strage, s'incrociarono ad improvvisate barelle, trassero dal pericolo feriti e moribondi. Solo rimase cinico di fronte a tante lagrime e dolori il governo coll' improvvisata burocrazia militare sulle navi da guerra. Già noi fin da principio prevedevamo quello che un salvataggio giberna avrebbe saputo fare a pro della sventura: l'impudente telegramma del deputato ammiraglio Mirabello all'onor. Colajanni ce lo preannunciò. Dai giornali che ci provengono di laggiù abbiamo già appreso che un disgraziato per avere una minestra deve espletare una pratica di parecchi giorni presso i funzionari di un governo di carta. Quando i primi telegrammi, colla loro terribile laconicità, annunziarono lo slancio di tutti per accorrere in aiuto dei disgraziati noi vi scorgemmo una grande affermazione della solidarietà umana, l'affratellamento di tutte le genti nel dolore; ma edotti dalla esperienza del terremoto del 1894 e del come furono distribuiti i due milioni di sussidi che da tutte le parti del mondo affluirono in Calabria nel 1905, avremmo voluto con appositi avvisi in lingua inglese, pubblicati nei giornali americani, esortare tutti i generosi che concorsero per lenire le sventure, non mandare denaro nè al governo nè alla Croce Rossa, ma costituire dei comitati di soccorso come usarono a fare i milanesi fin dal terremoto del 1894; ma sì perchè l'animo nostro fu troppo straziato dalla grandezza del disastro, sì perchè preoccupati del pericolo che corsi i nostri cari, tacemmo, ed oggi sentiamo il rimorso. La stampa ufficiosa strombazza ai quattro venti che l'opera di salvataggio procede alacremente e che tutti i paesi colpiti dal terremoto sono sufficientemente riforniti di viveri. Stralcio alcuni brani di lettere che portano la data dei 15 gennaio, pervenute a me e ad altri paesani dai comuni perduti nei monti della Calabria, qual Bova, Roghudi, Africo, Roccaforte, Condofuri. Ùn mio cugino dopo aver descritto, l'orrore della distruzione del paese, conchiude la lettera con queste testuali parole: "Siamo accampati all'aperto con baracche di tavole che abbiamo costruite da noi. È venuto il re a Reggio, coi ministri, e ci promisero tante cose ; invece ieri mattina ci furono distribuiti manifesti che è dichiarato lo stato d'assedio proibendo a tutti i cittadini di uscire di casa a quattro ore di notte, proibiti di portare armi anche coloro che avevano i vecchi permessi : ecco quanto il governo ha saputo fare". Un altro cugino mi scrive : "Dalla lettera dello zio rileverete quanto sia triste la nostra posizione: à ciò si aggiunge che, siamo senza sale e senza generi alimentari- , perchè il traffico nostro è spezzato, e chi sa quando potrà essere riattivato". . .Una lettera da Africo diretta a Giuseppe Stilo, dice : "Il paese è completamente, distrutto, vi furono otto morti e novanta gravemente feriti, oltre molti altri contusi. Il paese fu abbandonato, noi senza vesti, senza letti, senza una capanna, siamo accampati all'aperto sotto la neve. Finora non si è fatto vedere anima viva in nostro soccorso. Figurati le nostre sofferenze. Un'altra da Condofuri : "Siamo all'aperto perchè le case furono distrutte dal terremoto. Moriamo di fame perchè non possiamo andare a comprare a nessuna parte perchè il governo ci ha stretti dai cordoni di truppa". Da Bova poi scrivono notizie esilaranti per la loro ingenuità. Nientemeno che i buoni bovesi si formarono in comitato e si presentarono a Reggio dal filantropico savoiardo il duca d'Aosta, ma tornarono a mani vuote. E potrei continuare in questa citazione di episodii dolorosi ma credo più utile fare qualche commento per coloro che ancor credono alla necessità di un governo. Un governo che ha nelle sue mani la formidabile ricchezza creata dalle nostre mani e non è capace di soccorrere 200.000 sventurati, non ha il diritto di esistere; anzi in questo doloroso momento l'opera del governo fu esiziale e nociva, perchè ha intralciato l'opera disinteressata e generosa che spontaneamente era sorta dal cuore dei fratelli verso i fratelli sofferenti. Non sappiamo che cosa mai c'entrava lo stato d'assedio sopra un mucchio di rovine! Forse c'entrò anche la politica in un momento tragico, forse il governo di Giolitti sentiva il bisogno di fare mostra di corazzate e di generali per ispirare terrore nella desolata terra della Sicilia e della Calabria. L'invenzione dei malandrini saccheggiatori fu un abile pretesto per devolvere al potere militare funzioni che non gli appartenevano. Si trovarono mai gli scettici monturati nei luoghi di disastri, nei lutti di famiglia per vedere come anche gli uomini più depravati si spogliano della veste di perversità, e nel loro fondo non rimane che il germe buono che ha ogni uomo; sono appunto essi che nelle evenienze dolorose danno le prove più sublimi d'abnegazione e di eroismo; sono appunto essi che nei lutti del parente, del vicino, danno il più nobile esempio della solidarietà umana. Conoscono forse i monturati dal cuore indurito l'indole dei montanari Siciliani e Calabresi ? Li videro mai in una zuffa sanguinosa rompersi le teste, e poi, nella stessa notte, capitare ad uno di essi l'incendio e dimenticare l'ira, il rancore ed anche le ferite riportate, accorrere sul luogo del disastro e mettere la vita in pericolò per salvare la vita e gli averi del nemico ? Oh ! quanto sarebbe stata meglio se il governo gendarme non fosse intervenuto, e avesse lasciato tutto alla libera e generosa iniziativa dei privati Reggio e Messina non avrebbero migliaia e migliaia di cadaveri putrefatti sotto le rovine ;e quante altre migliaia di sventurati sarebbero state tratte dalle rovine. Se nei desolati , villaggi dei monti non fosse stato proclamato lo stato d'assedio, gli abitanti, penserebbero di procurare quei viveri che un governo ladro non dà e che l'impedisce di acquistare. Ma quando si rifletterà che il governo costituito è un anacronismo! D. Nucera Àbenavoli Sharpsburg, Pa, 30 Gennaio '09  

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