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Storia e cultura

Mio padre Iaria Domenico a 21 anni , senza alcuna preparazione militare, da Roccaforte del Greco è destinato alla Caserma di Imperia nel 42° Reggimento del Regio Esercito Italiano. Questo reggimento alla fine del 1942 viene inviato in Grecia nei pressi del confine con l'Albania e precisamente nella città di Ioannina come forza di occupazione, alleata dell'esercito tedesco. In questo periodo combatte strenuamente contro i partigiani di Tito nella cosiddetta campagna dei Balcani e viene insignito di una medaglia cone da documento del 1946 dall'Associazione Nazionale Combattenti n. 947479. Le condizioni di vita e gli armamenti sono estremamente precari, patisce il freddo e la fame, perché i tanto promessi rifornimenti dall'Italia non arriveranno mai. La situazione , però, precipita del tutto quando i soldati italiani – considerati dei traditori dai Tedeschi perché si rifiutano di commettere inutili atti di barbarie contro la popolazione civile – rischiano la fucilazione, in particolare i soldati siciliani e calabresi come mio padre provenienti dalla Magna Grecia che conoscono la lingua grecanica e riescono a farsi comprendere dai cittadini greci vengono accusati di collaborazionismo con il nemico. 

L' 8 settembre 1943 il giorno dell'Armistizio mio padre viene catturato dalle Forze Armate Tedesche e condotto prigioniero nei campi di concentramento in Germania dove per ben due volte rischia di essere fucilato, scampa a questo destino perché in discreta salute e perché in quel periodo aumenta significativamente lo sterminio degli Ebrei, a questo punto il ricordo di quanto narratomi diventa meno preciso anche perché non amava molto ricordare di essere stato testimone inerme del più grande genocidio della storia. La ricostruzione dei fatti accaduti successivamente si basa su una serie di documenti da me ritrovati dopo la sua morte, sono in possesso di documenti in lingua tedesca con il frontespizio DEUTCHES REICH – VORLAUFIGER FREMENPASS – N. 28099 B43 (passaporto per stranieri) e ARBEIT SBUCH FUR AUSLANDER N. A367E/06251 ( il libretto di lavoro per stranieri) con il timbro di Hermann Goring, questi documenti provano che scampato alla fucilazione viene inviato in Austria a Linz dove lavora come ferroviere fino alla fine della guerra. Mi raccontò di aver raggiunto l'Austria aggrappato alla pedivella di un camion che trasportava le truppe in pieno inverno e con la temperatura sotto zero. Fu durante questo viaggio che probabilmente i suoi polmoni si ammalarono e lo condussero alla morte a soli cinquant'anni.

Francesco Iaria

 

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