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Storia e cultura

Il 13 novembre del 1911 il brigadiere Giovanni Rapanà,  comandante della stazione di Roccaforte, in seguito a delle segnalazioni di alcuni cittadini , avviò un'indagine per accertare se il parroco Don Domenico Spanò avesse commesso il reato di appropriazione indebita di una campana. Lo stesso giorno  il brigadiere Rapanà, insieme al carabiniere Noria Gavino e alla guardia campestre Palamara Agostino, si recò presso la frazione Torre per interrogare alcuni abitanti. Ascoltarono la Sig.ra Pangallo Ippolita di anni 54 la quale dichiarò “ un giorno che non ricordo, ma certamente nei primi giorni di ottobre venne il fratello dell'arciprete Domenico Spanò di nome Francesco e portò dentro un sacco una campana che restò in uso a questa chiesa.” Palamara Costantino, fattore del podere, di anni 57, rese la seguente testimonianza “ io sono venuto a conoscenza a mezzo della voce pubblica che il fratello dell'arciprete Domenico Spanò, a nome Francesco, una mattina che non posso precisare, però certamente nel mese di ottobre, portò in questa frazione una campana che poi rimase per uso di questa chiesa”. Vennero ascoltati anche Sergi Rocco, Angelone Pietro e Velonà Antonino. Dopo aver effettuato il sequestro della campana, il cui valore economico si aggirava intorno alle 100 lire, il Brigadiere denunciò Don Domenico Spanò all'autorità giudiziaria per violazione degli articoli 419 e 63 del Codice Penale per avere convertito a profitto una campana di cui, per ragione del suo ufficio, era consegnatario del patrimonio religioso del comune di Roccaforte del Greco e il fratello Francesco per complicità nello stesso reato.

Il 27 novembre del 1911, il Vice Pretore di Bova, Pugliatti Francesco, inviò un avviso a comparire ai testimoni per deporre sui fatti e sulle circostanze del caso. Il 30 novembre 1911 furono i sentiti i suddetti testimoni i quali confermarono quanto dichiarato al Brigadiere dei RR.CC. di Roccaforte del Greco. Nell'udienza del 23 dicembre del 1911 il Vice Pretore interrogò il parroco Don Spanò il quale sostenne “di essere innocente dell'imputazione che mi si vuole addebitare perché i naturali che risiedono al villaggio Torre ove esiste la chiesa gentilizia di proprietà del Sig. Domenico Vitali Mezzatesta sono dei miei figliani essendo lo stesso villaggio compreso nella giurisdizione della mia parrocchia e siccome la detta chiesa è aperta al pubblico io ho fatto portare una piccola campana in riposo di proprietà della Chiesa parrocchiale di Roccaforte in linea provvisoria ed affinché i naturali residenti nella frazione Ghorio distante pochi minuti dalla Torre accorressero per ascoltare la messa al suono della campana, senza di che non potrebbero avere alcuno preavviso della celebrazione della messa. Nella chiesa del Sig. Vitali esistono due campane ma sono in disuso perché rotte e non si trovano sul campanile. Io celebro la messa nella stessa chiesa per incarico del Sig Vitali. La campana in parola io l'avevo adibita e portata nella casa di abitazione degli eredi di Bruno Sgro, per la scuola serale pubblica, non essendo la stessa campana necessaria nella stessa chiesa parrocchiale perché il campanile era stato distrutto nel terremoto ultimo. Nella frazione Ghorio esiste una chiesa con due campane ma manca di servizio religioso perché priva di rendita non essendo né parrocchiale né succursale della Chiesa di Roccaforte e per questo che io cercato di dare questa comodità della messa alla detta frazione. usando in via provvisoria la campana che fu portata in occasione della festa del Rosario che si celebrava in quella chiesetta della Torre ove la messa viene mantenuta dal proprietario senza affliggere la popolazione. Non è poi cosa nuova il servirsi di arredi sacri di una in un'altra chiesa nella stessa parrocchia. Più volte arredi della Chiesa di Ghorio si portarono a Roccaforte in occasione di feste e viceversa. Non credo comunque di avere commesso alcuna appropriazione indebita perché a me nessun lucro personale è derivato dal fatto di avere in via provvisoria fatto portare alla ripetuta chiesetta a scopo religioso e per comodità dei medesimi figliani. Ora la campana che trovasi nella Caserma dei RR.CC. sotto sequestro è necessaria per la chiesa parrocchiale in queste imminenti feste natalizie io prego la giustizia che mi sia riconsegnata. Indico a mia discolpa i seguenti testimoni: Modaffari Domenico, Penna Luigi, Sergi Guerino e il Sacerdote Catalano Vincenzo. Lo stesso giorno fu sentito anche il fratello Francesco il quale si difese dall'accusa affermando che “ mio fratello il parroco mi ha disposto di portare alla Torre nella chiesetta gentilizia del Sig. Domenico Vitali una piccola campana della Chiesa parrocchiale di Roccaforte che egli da più tempo teneva nella sua casa di abitazione dove l'aveva portata dietro il terremoto del 28 dicembre 1908 che distrusse il campanile della chiesa stessa. Ed il detto mio fratello ha creduto farmela portare alla Torre provvisoriamente ed in occasione della festa del Rosario che si celebrò nel detto villaggio Torre se non erro verso la fine di ottobre. La detta campana fu da me portata dentro una foderetta da guanciale ed in pieno giorno. Non credo quindi di dovere rispondere di alcun reato perché il fatto attribuito a me e mio fratello non riveste alcun interesse delittuoso. Non ho alcun testimone da indicare a mia discolpa. Il 6 gennaio del 1912 furono convocati due dei testimoni indicati da Don Spanò nella sua deposizione. Iniziò Sergi Guerino, sarto, di anni 29, il quale dichiarò : Il parroco Spanò giusto contratto con il Sig Vitali deve celebrare la messa nella chiesa gentilizia sita nel villaggio Torre due volte alla settimana contro compenso di lire 200 annue. E siccome la campana ivi esistente è rotta e suonandola non si sentiva il suono dalla borgata Ghorio il parroco pensò di far portare a suo fratello Francesco una piccola campana della chiesa parrocchiale di Roccaforte in quella del Sig. Vitali. Io credo che lo abbia fatto non definitivamente ma in via provvisoria perché la campana appartiene alla Chiesa di Roccaforte e nelle ricorrenze festive era solito che gli arredi sacri esistenti nella chiesa del Sig. Vitali si portavano in quella di Ghorio di Roccaforte e viceversa secondo come si presentava il bisogno. Non so se la detta campana fu presa dalla chiesa ovvero dalla casa di abitazione del parroco Spanò. Poi fu il turno di Penna Luigi, falegname, di anni 39, che asserì , “Un giorno che non so precisare ho visto passare da Ghorio di Roccaforte Francesco Spanò portando una piccola campana entro un saccotto alla chiesa gentilizia del sig. Vitali nel fondo Torre. Più tardi, passò il fratello Domenico attuale parroco di Roccaforte chiedendomi se avessi visto passare il fratello Francesco con la campana verso la torre e io risposi di si. La campana è stata certamente fatta trasportare dal parroco di Roccaforte nella suddetta chiesa gentilizia per suonare quando celebrava la messa perché quella esistente nella ripetuta chiesa era rotta. Il villaggio Torre fa parte della giurisdizione parrocchiale di Roccaforte. Ignoro se il parroco Spanò abbia fatto trasportare la campana in via provvisoria o definitivamente. La campana il parroco l'aveva nella casa degli eredi del Sig. Bruno Sgro ove costui abitava e se ne serviva per la scuola serale o perché aveva formato un'associazione e se ne serviva per richiamare i soci. Nell'udienza del 19 gennaio del 1912 fu ascoltato il Vice Sindaco Modaffari Domenico che così ricostruì la vicenda  “ Un giorno che non so di precisare il parroco Spanò chiese il permesso di trasportare dalla Chiesa parrocchiale di Roccaforte in quella gentilizia del Sig. Domenico Vitali sita nel villaggio Torre una campana della stessa Chiesa in disuso ed io che funzionavo da Sindaco non gli detti alcuna risposta né affermativa né negativa ritenendo che non c'entrava l'amministrazione comunale. Seppi poi che il detto parroco l'aveva fatto trasportare nella suddetta chiesa gentilizia in occasione del sequestro eseguito dall'arma coll'intervento dell'assessore Sergi. Lo Spanò mi disse che la campana la portò per poco tempo nella chiesetta della Torre sino a che quella ivi esistente non fosse riparata dal proprietario. So poi che in occasione di feste celebrate in Roccaforte il parroco si servì di mortaretti appartenenti al Sig. Vitali. Quindi io non credo che il parroco abbia voluto di appropriarsi della campana.” Sempre nella stessa udienza il sacerdote Catalano Vincenzo, di anni 42, originario di Calatafimi,dichiarò “ seppi dal fattore del Sig. Vitali a nome Palamara Antonino che il parroco Spanò aveva fatto portare in quella chiesetta gentilizia una piccola campana della chiesa parrocchiale per richiamo dei fedeli stante che quella ivi esistente era rotta. Non posso precisare se il parroco l'abbia fatto portare in via provvisoria o definitiva. Dopo l'escussione dei testimoni il PM, in data 26 gennaio 1912, visti gli atti del processo e gli artt 250 e 257 del Codice di procedura penale e considerato che Don Spanò aveva portato in via provvisoria la campana e non per trarne illecito profitto e anche perché l'uso della campana era lo stesso in ambedue le chiese anzi a Roccaforte era in disuso perché mancava il campanile e poiché il comportamento dell'arciprete era privo di ogni forma di dolo, chiese al Giudice Istruttore di non dichiarare luogo a procedere a carico degli imputati perché il fatto loro ascritto non costituiva reato e ordinò il dissequestro della campana. Il 26/02 del 1912, il tribunale di Reggio Calabria composto dai giudici Capalbo Giovanni Battista, Alagna Giovanni e Cananzi Luigi dispose la restituzione della campana.

Francesco Palamara                                                                                                             riproduzione vietata

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