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Storia e cultura

“Ancora oggi i Borbone  sono considerati la negazione di Dio, i nemici più fieri e accaniti della modernità, della civiltà, della democrazia politica, della giustizia sociale, del progresso culturale, della libertà di pensiero. Le loro carceri erano infami, e così pure la loro polizia; i loro ministri erano degli autentici carnefici; gli stessi re dei feroci buffoni. Per opposizione logica, i loro avversari godono della palma di patrioti, di persone che si prodigarono fino al martirio per la libertà del popolo meridionale e per la grandezza d’Italia; a loro viene attribuito il merito di aver salvato il Meridione, altrimenti condannato all’arretratezza, all’improduttività, all’ignoranza…

 Nell’analisi dei processi sociali attraverso cui il passato è divenuto questo presente infame, c’è qualcosa che resta ancora in ombra…

…L’Unità d’Italia fu fatta col sangue e con denaro del Sud e quel che è peggio, contro il Sud.  Si imposero a tutti i popoli italiani la costituzione, le leggi, le istituzioni pubbliche, il sistema finanziario piemontese”.

Chi scrive non intende schierarsi né con i Borboni né con i Savoia, sentendosi intimamente italiano. I dati che seguono, ignoti ai più, portano a dubitare della storiografia ufficiale. Il nostro impegno è  riproporre, per i nostri lettori, la situazione socio-economica del Sud prima dell’Unificazione.

-         “Nella rassegna internazionale di Parigi del 1856 premio per il terzo posto in Europa assegnato al Regno delle Due Sicilie come sviluppo industriale (dopo Inghilterra e Francia)

-         Dal censimento del 1861 si deduce che al momento dell’Unità le Due Sicilie davano impiego nell’industria ad una forza-lavoro pari al 51% di quella complessiva degli Stati Italiani.

 Vediamo, dunque, settore per settore, la situazione nel 1861 e negli anni immediatamente post- unitari.

-         Arte e cultura:

·        Iniziamo col ricordare che il Teatro San Carlo fu inaugurato il 4 novembre 1737. E’ il più antico teatro lirico d’Italia.

·         Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano;

·        Fondazione di nuove Università (Catania, Palermo) e rinnovamento di altre (Messina);

·        Osservatorio sismologico Vesuviano (primo nel mondo), realizzato dal fisico Macedonio Melloni e sviluppato da Luigi Palmieri, inventore del primo sismografo elettromagnetico della storia, con annessa stazione meteorologica;

·        Le testimonianze architettoniche: i Palazzi reali (Reggia di Napoli, Portici e Caserta).

-         Per quanto riguarda la siderurgia e la metalmeccanica il Sud ha da solo 20.000 operai sui 60.000 di tutta la penisola. Nel cuore dell’aspra montagna Calabra, attorno a Serra San Bruno, sorgeva lo stabilimento di Mongiana e più tardi veniva costruita Ferdinandea.

          Nel marzo del 1861, quando viene proclamato il Regno d’Italia, gli addetti alla ferriera di  Mongiana erano 762 unità, di cui 250 carbonieri, 90 minatori, 100 armieri, 110  mulattieri  e  bovari,  e  poi  tecnici  specializzati: capi officina, macchinisti,  limatori,  accieri,  fornaceri,  staffatori,  ribattitori, raffinatori, magliettieri.

     Produceva 40 cantaia al giorno di ghisa di prima fusione (1cantaio = ca 98 Kg).

     Si  produceva  ghisa  e ferro  malleabile  di ottima qualità. Da Mongiana uscì il ferro forgiato per produrre le catene, che pesavano circa 150 tonnellate, dei due magnifici ponti sul Garigliano e sul Calore, costruiti rispettivamente nel 1832 e nel 1835.

     Sempre a Mongiana, accanto alla fonderia, sorse anche una fabbrica d’armi.

     Altre  ferriere  vennero  realizzate  nel  1834 a  Bivongi  e  Pazzano (Reggio), accanto alle  miniere  ritenute  inesauribili e  tra boscaglie sterminate, a cui si attingeva per il combustibile.

           Nel settore della tempera e lavorazione del metallo si specializzarono aziende d’Abruzzo e del Molise i cui coltelli, temperini, rasoi, erano più costosi, ma anche più belli di quelli francesi e inglesi e fortemente ricercati.

-         Cantieristica: il primo vascello a vapore del Mediterraneo fu costruito nelle Due Sicilie, e fu anche il primo dell’Europa continentale: il Ferdinando I°,    realizzato nel cantiere di Stanislao Filosa al Ponte di Vigliena, presso Napoli,  fu varato il 24 giugno 1818.

          Il  cantiere  di   Castellamare di  Stabia,  con  1800  operai,  era  il  primo  del Mediterraneo per grandezza. Fu costruito nel 1783 su ordine di Ferdinando I.

          La prima nave  impostata  fu  la  Minerva e fino al 1795 l’attività fu incessante con il varo di vascelli, corvette e fregate; ricordiamo il Guiscardo, il Tancredi, il Partenope.

          Nel 1824 fu varato il Vesuvio di 3530 tonnellate, la maggiore unità della flotta duosiciliana. Sotto il regno di Francesco I il cantiere varò altre unità (Principe Carlo, Francesco I, Etna).

          Sotto Ferdinando II ci  fu  un ampliamento e rimodernamento del cantiere e si portò avanti lo sviluppo su larga scala del vapore. La prima nave  ad avere una macchina da 300 cavalli costruita a Pietrarsa fu l’Ettore Fieramosca nel 1850.  

          Seguirono altre unità e  alla  fine, con Francesco II, fu  varata la Borbone il 18 gennaio 1860 che  chiuse  l’era dei  pesanti vascelli di legno a poppa quadrata, potenti ma non molto veloci; dal 1840 al 1860 furono costruite, nel cantiere di Castellamare, navi per un totale di oltre 43 mila tonnellate.

-         Il 16 aprile del 1833 partì da Napoli la prima crociera turistica, probabilmente la prima di tutto il mondo, con la nave a vapore Francesco I°.

    A bordo vi erano, oltre alle autorità e nobili, numerosi stranieri provenienti da tutta l’Europa.  

    Durò  circa  tre  mesi,  toccando  i  porti  di Taormina, Catania, Siracusa, Malta, Corfù,  Patrasso,  Delfi,  Zante,  Pirgo,  Navarrino,  Atene,  Smirne,  le  Cicladi, Costantinopoli  e  ritorno, con balli  e  feste  a  bordo,  e  a  terra, visitando i vari paesi dì approdo. La Francesco I° rientrò a Napoli a mezzogiorno del 9 agosto.

-         Nel 1839 Ferdinando II inaugurò la Napoli – Portici, primo tronco ferroviario costruito in Italia.

     Al momento  dell’Unità  erano  stati  completati  104  Km  e circa altri 150 Km eano in completamento o in costruzione.

-         Quanto alle industrie estrattive, il Sud disponeva dell’importantissimo produzione dello zolfo siciliano, che nella prima metà dell’ottocento copriva il 90% della produzione mondiale. Non si dimentichi che la chimica industriale dell’800 è quasi tutta basata sullo zolfo, specialmente l’industria degli esplodenti per le armi.

-         Industria conciaria: A Napoli, a Castellamare, a Tropea, a Teramo, in Puglia erano sorte buone concerie e cuoi esteri giungevano nel Regno per l’ultima finitura.

          Venivano prodotti finimenti di cavalli e carrozze, selleria, stivali, cuoi di lusso, esportati in Inghilterra, Francia, America. Nell’ambito  della  lavorazione delle pelli  ci si specializzò  nella  produzione di  guanti (cinquecentomila dozzine di guanti l’anno contro le centomila del Nord).  I guanti napoletani erano reputati i migliori d’Europa. Costavano  meno  di quelli  prodotti in  Francia e quindi si esportavano ovunque, anche in Inghilterra.

-         Industria del corallo: Erano particolarmente pregiati i coralli del mare in prossimità di Trapani, della penisola Sorrentina, di Capri, dei più vari colori, dal bianco marmoreo, al rosso, al nero d’ebano. Erano destinati all’oreficeria, all’ornamento di arredi e oggetti sacri. L’industria del corallo era così fiorente che si arrivò in breve ad addirittura quaranta fabbriche con tremiladuecento operai.

-         Saline: Molto importanti divennero le saline della Puglia. Il sale della Puglia era molto apprezzato, tanto da essere preferito a quello spagnolo; veniva sfruttato sia per scopi alimentari (commestibile e salatura industriale di salumi, conserve) sia per usi industriali (ghiaccio,corde armoniche).

-         Vetri e cristalli: a Napoli sorgevano due grandi fabbriche di vetri e cristalli. In breve la produzione del regno potette competere con quella di Francia e Germania. Da ricordare la fabbrica di porcellane di Capodimonte, voluta da Carlo III e famosa in tutto il mondo.

-         Produzione tessile: le sete fabbricate a Reggio, a Catanzaro,a Monteleone, a Matera eguagliano  quelle francesi e vengono richieste dall’estero.

-         Cartiere: E’ noto come le cartiere del Sud esportassero in misura notevole anche a Londra, oltre che nel Nord Italia. E’ nel sud, poi, la celebre cartiera di Fibreno, la più grossa d’Italia e una delle più note d’Europa con 500 operai, oltre quelle del Rapido, della Melfa, della costiera Amalfitana.

-         Industria alimentare: legata all’ottima produzione di grano duro, si vantava dei migliori pastifici d’Italia (provincia di Napoli, Crotone e Catanzaro) che esportavano in molti, paesi stranieri compresa Russia, America, Svezia e Grecia.

-         Riserve auree: Al momento dell’Unità, il Sud possedeva riserve auree pro capite doppie rispetto al Nord.

-         Agricoltura: Nel 1861 la situazione delle due Italie (quella del Nord e quella del Sud) non è facile da definire, ma sappiamo  dall’Annuario Statistico  Italiano, edito a Torino nel 1864 a cura di V. Correnti e P. Maestri che le province dell’ex Regno Borbonico producono:

-         quasi il 50% dei cereali e dei legumi

-         il 50% delle patate

-         il 60% dell’olio

-         il 20% del vino e dei bozzoli di seta

-         il 100% degli agrumi e del cotone.

       Anche per la frutta e per il tabacco (l’80% di questa ultima produzione) il Sud è in testa.

     Per quanto concerne il bestiame, il Sud è staccato nettamente per i bovini (13%) ma è in testa per gli ovini e i caprini (più del 50%), per gli equini circa il 60% e i suini (55%).

Circa la produttività della terra i dati ci dicono che il Sud ha il 43,5 % della superficie coltivata a cereali, producendo il 47,7% del totale dei cereali (riso compreso), con il 48,6% degli oliveti ha il 60% della produzione totale, con il 32,4% dei castagneti  ha il 36,5 % della produzione totale”.

Dopo l’unificazione il Nord si sviluppa anche nei molti settori dove è arretrato rispetto al Sud, che invece perde terreno anche nei settori in cui, al momento dell’unità, era alla pari o ad un livello più avanzato. Determinante fu l’azione dello Stato, che permette al nord di svilupparsi a danno del Sud.

Gli strumenti di questa azione furono molteplici e concomitanti: sfruttamento fiscale, drenaggio di capitali, strozzatura del credito, investimenti pubblici preferenziali per il Nord, strozzatura delle commesse, strumenti legislativi e protezionistici”. Ricordiamo, a chiusura di questo lavoro di ricerca, alcuni giudizi critici sugli “effetti” dell’unificazione. Nella seduta del Senato, a Torino,  del 20 novembre 1861, il deputato di Casoria, il duca di Maddaloni, Proto, accusò apertamente il governo piemontese di aver invaso e depredato il napoletano e la Sicilia. Tra l’altro disse: “diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici… E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici, e per le pubbliche amministrazioni…Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati del Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi… anche a fabbricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napoletani…A facchini della dogana, a camerieri, a birri vengono uomini del Piemonte: Questa è invasione, non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra. Il governo del Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perù e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala”. Giustino Fortunato, ch’era  un entusiastico unitarista, in una lettera a Pasquale Villari del 2 settembre 1899 così afferma: “L’unità d’Italia… è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L’Unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali”. Gli fece eco Gaetano Salvemini (1900): “Se dall’unità d’Italia il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata…” Concludiamo riportando quanto scrisse Giuseppe Garibaldi in una lettera del 1868 ad Adelaide Cairoli: “Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili: sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio”, e  Antonio Gramsci   (tratto da Ordine Nuovo del 1920): “Lo Stato italiano (leggasi sabaudo) è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia Meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”.

(*)   r i c e r c a   s t o r i c a   a  c u r a  d i   M i m m o   C o d i s p o t i

- Testo di riferimento: “La Storia Proibita” - Quando i Piemontesi invasero il Sud - di Colacino, Grasso, Moletta, Pagano, Ressa, Romano, Russo, Salvadore, Sarcinelli - Controcorrente -

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